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Mayhem – Recensione: Esoteric Warfare

Quando una band porta dietro a sé un alone di leggenda, nel caso dei Mayhem quello del tuttora insuperato (e forse insuperabile) “De Mysteriis Dom Sathanas”, diventa sempre complesso offrire una nuova prova discografica, poiché la stessa finirà con l’infrangersi su di un’eredità parecchio pesante. Certo sono altri tempi, nel 1993 il black metal faceva ancora paura e i suoi adepti animarono non poco la cronaca nera. Oggi, tra tendenze musicali e social network, tutto sembra essersi svuotato di significato e la stessa musica di Satana per antonomasia si è trasformata in un carrozzone carnevalesco.

Non siamo qui per proteggere l’incorruttibilità della fiamma nera, fatto sta che nell’anno 2014, il black metal ormai è diventato un genere musicale distante dalle controverse attitudini dei suoi natali e anche i Mayhem si sono adeguati. Sono passati sette anni da quell’ “Ordo Ad Chao” che aveva diviso il pubblico tra chi ne elogiava i contenuti puristi e lo spirito underground e chi invece ne additava esecuzioni e produzione decisamente anacronistiche. I Mayhem di Hellhammer ci riprovano oggi con “Esoteric Warfare” (che potete ascoltare QUI), un disco che, volendo fare un ulteriore paragone con il passato, può essere visto come il continuatore di “Chimera”, ovvero un album di metal estremo non immune da alcuni ritrovati moderni, tecnicamente perfetto ma non sempre in grado di toccare le corde dell’emozione.

Fin dall’opener “Watcher”, notiamo come la band tenda ad esplicitare anche una componente death metal che porta ad esecuzioni tecniche ed abrasive, senza far mancare parti doom dove i ritmi si diluiscono di molto. Può essere complice in questo senso l’ingresso in formazione di Teloch (God Seed, Gorgoroth, Ov Hell, 1349) che va a sostituire Blasphemer alle chitarre, ottimo esecutore che irrora il platter di riff compressi e anche fulminei. Sì perché le accelerazioni non mancano e a spot, i norvegesi tornano a visitare i lidi del black metal più marcio, per quanto il suono pulito e la batteria triggerata ci riportino saldi al presente. In tutto questo la voce di Attila Csihar compie bene il proprio dovere; come se fosse uno strumento si adegua alla struttura dei pezzi, con rantoli, grida, addirittura parti di voce pulita, lirica o recitata.

Non tutto brilla però. Talvolta “Esoteric Warfare” si perde nella ripetitività delle esecuzioni, spesso fangose nelle parti più lente, per quanto brani come la perfida “Psywar”, la lisergica “Six Seconds” e ancora un pezzo realmente permeato di mistero come “Posthuman”, ci consegnino i Mayhem in forma se non smagliante, per lo meno buona.

In definitiva un altro platter di metal estremo realizzato con tutta la cura del perfetto mestierante, ma distante dallo status di capolavoro. A voi la scelta.

Voto recensore
6,5
Etichetta: Season Of Mist

Anno: 2014

Tracklist:

01.  Watcher
02.  Psywar
03.  Trinity
04.  Pandaemon
05.  Mylab
06.  Six Seconds
07.  Throne Of Time
08.  Corpse Of Care
09.  Posthuman
10.  Aion Suntalia


Sito Web: http://thetruemayhem.com/

andrea.sacchi

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Poser di professione, è in realtà un darkettone che nel tempo libero ascolta black metal, doom e gothic, i generi che recensisce su Metallus. Non essendo molto trve, adora ballare la new wave e andare al mare. Ha un debole per la piadina crudo e squacquerone, è rimasto fermo ai 16-bit e preferisce di gran lunga il vinile al digitale.

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