Waylander – Recensione: Ériú’s Wheel

La Gran Bretagna, terra di storia, terra, di guerrieri e di tradizione… come tutta l’Europa, del resto. Una piccola porzione di terra attaccata all’Irlanda, nota come Irlanda del Nord (erroneamente spesso chiamata anche “Ulster”), dal 1921 prevalentemente parte del Regno Unito, nel XX secolo (specialmente nei famosi anni Ottanta) è diventata nota per essere teatro di scontri armati fra irlandesi ed inglesi, spesso anche con dei morti. In mezzo a tutto lo scorrere del sangue sull’asfalto, i Waylander si formarono nel 1993. Il gruppo è noto in giro per tirare fuori il loro battezzato “Celtic metal”. In realtà non è così semplice: se quello del loro debutto Rewakening Pride Once Lost si poteva considerare il tipico esempio di metal classico con melodie Folk tipiche della loro nazione con qualche spruzzatina di Bathory, già dal secondo The Light, the Dark and the Endless Knot cominciarono ad inserire elementi di progressive rock di scuola Jethro Tull e primi Black Sabbath, rallentando i ritmi a discapito della consistenza. Il terzo Honour Amongst Chaos includeva una gran dose di tecnica e complessità, più di quanto avessero fatto in precedenza (il che, unito alla sua lunga durata, lo rendeva quasi indigeribile), mentre il quarto Kindred Spirit era un ritorno a sonorità più semplici, meno complesse e più godibili, sebbene abbastanza scontate e vicine alla concezione di metal “classico, epico e puro”.

L’ultimo album del gruppo, Eriu’s Wheel, è un concept (il primo) incentrato sulla suddetta “ruota di Eriu”, che altro non è che un calendario celtico. In particolare, il concept inizia col Samhain, cioè la celebrazione dell’arrivo dell’inverno che cade tra il 31 ottobre e il primo novembre e termina con l’equinozio d’autunno, attraversando quindi quasi un ciclo delle stagioni. L’ultima traccia, “Autumnal Blaze”, l’unica ad essere resa disponibile gratuita nel promo prima dell’uscita dell’album, è il tipico gradevole pezzo folk in Sol minore con arpeggi di flauto, batteria galoppante, dei cori che suonano più come suonerie per telefono che altro e la solita voce “dura” in pseudo-scream tipica dei Rotting Christ che non c’entra niente con la proposta, se non come segnale di “virilità”. Escludendo un intro, il resto delle tracce si assesta su livelli stabili, ma lo stile non cambia di una virgola o quasi. Nonostante il cambio di ritmi tra marce sostenute e sezioni più lente, tutte le tracce nell’album consistono in melodie in Re o Sol minore, che si tratti di tastiere, flauti o chitarre, e nessuna di esse contiene lampi di genio o una particolare ispirazione, specialmente se paragonati a quelli di Rewakening Pride Once Lost. L’unica altra menzione speciale va a “The Vernal Dance”.

Di sicuro non terribile monotono, Eriu’s Wheel è essenzialmente un compito svolto in maniera completa, ma non approfondita. Se è vero che i Waylander non sono una band da capolavori, è anche vero che un minimo di varietà stilistica rende l’ascolto meno pesante più coinvolgente, e questo è un esempio di album penalizzato dalla ripetizione di schemi ormai stanti.

Voto recensore
6
Etichetta: Listenable Records

Anno: 2019

Tracklist: 01. Betwixt Times 02. As Samhain Comes 03. Shortest Day, Longest Night 04. Imbolc 05. The Vernal Dance 06. Beltine 07. As The Sun Stands Still 08. To Feast At Lughnasadh 09. Autumnal Blaze

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