Suidakra – Recensione: Echoes of Yore

C’era una volta un popolo che discendeva da un ceppo dei Galli e che si stabilì in Gran Bretagna secoli prima dell’invasione di Roma nel territorio: questo popolo erano i Celti. Di loro sono rimaste poche testimonianze storiche sulla loro esistenza, ma non c’è nessun problema: ci pensano i Suidakra a ricordarlo.

Il gruppo tedesco (il cui nome non è altro che il cognome del chitarrista Arkadius Antonik al contrario) fu fondato nel 1994, e il loro debutto del 1997, “Lupine Essence”, mostrava influenze maggiormente black metal di scuola Satyricon, assieme all’uso di melodie e palm-muting decisamente derivati dai Dissection e dal metal classico in generale. Da “Lays from Afar” sterzarono verso un metalcore abbastanza primitivo e basato su breakdown in stile Avenged Sevenfold, tendenze che divennero definitive in “Signs for the Fallen” e impossibili da ignorare in “Command to Charge”, facilmente scambiabili con uno qualsiasi dei primi album degli In Flames. In seguito, si stabilizzarono in questo ibrido aggiungendo qualche elemento power, rimanendo fedeli ad un sound che punta ad essere tradizionale e moderno allo stesso tempo, senza necessariamente essere originale o facente parte di una delle due categorie.

Subito si parte con i giri in 6/8 dal sapore folk di “Wartunes” e già si sente il dejà-vu, un vistoso segno di mancanza di ispirazione (non che i Suidakra ne abbiano avuta un granché in passato, comunque).  “Havoc” cerca di scombussolare un po’ le aspettative con un’introduzione black abbastanza diretta, ma già al primo minuto si ritorna alla zona già nota, salvo poi ripetere la sezione precedente nell’ultimo. Dopo una ballata acustica che dura fin troppo (“Rise of Taliesin”), si ricomincia con lo sciorinare di groove con “Hall of Tales”: la situazione continua in tutte le altre tracce, ad eccezione di una coda esplosiva nella conclusiva “Lays from Afar“.

I Suidarka sono sempre stati un gruppo pieno zeppo di cliché e pacchiano come spesso succede nel loro genere, e i loro album tendono ad essere ripetitivi e prevedibili. L’ultima pubblicazione, “Echoes of Yore“, non aggiunge nulla alla loro fama o a quanto hanno già fatto in passato. Ormai ci tocca accettarli così come sono, o meglio, come vorrebbero essere (gli Eluveitie). Speriamo che i Týr, già criticati in altra sede, non si vogliano aggiungere al triangolo competitivo.

Etichetta: MDD Records

Anno: 2019

Tracklist: 01. Wartunes 02. The Quest 03. Havoc 04. Morrigan 05. Rise of Taliesin 06. Hall of Tales 07. Pendragon's Fall 08. Banshee 09. Warpipes Call Me 10. Lays from Afar

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