Ufomammut – Recensione: Ecate

Un allucinante viaggio sempre in bilico tra soffocante doom/sludge e spaziale psichedelia: questo è in sintesi, e non poteva che essere altrimenti, il nuovo album degli Ufomammut. La band italiana, ormai un culto della scena underground internazionale, ci regala infatti ancora una volta le sue tipiche sonorità dense, massicce e oscure. Il nuovo “Ecate” non è insomma da meno rispetto ai suoi predecessori nel delineare uno scenario progressivo e complesso, che farà senza dubbio la felicità dei fan del gruppo.

Come vuole il copione, le tracce del platter sono poche, per la precisione solo sei, ma in maggioranza molto lunghe: “Somnium”, “Chaosecret” e “Daemon” sono tutti pezzi dalla durata intorno ai 10 minuti, dei pesantissimi macigni che seguono la tradizione del doom più soffocante e malato. La breve “Plouton” è ancora un brano potente e cattivo, ma questa volta concentrato in soli 3 minuti, così come l’ipnotica “Temple”, appena più breve delle tre tracce citate in precedenza. “Revelation” è invece un instrumental un po’ digitale e un po’ acustica, ariosa ed evocativa,  decisamente anomala per gli standard dell’album e proprio per questo molto apprezzata nel suo spostare le coordinate su un’atmosfera differente.

L’ultimo sigillo della band piemontese non deluderà certo le aspettative degli appassionati delle intramontabili sonorità fumose, misteriose e maligne. Qualche ariosa apertura qua e là garantisce poi respiro e varietà a un disco comunque molto riuscito. Dobbiamo in conclusione rallegrarci per questo ennesimo bel colpo di un’ormai affermatissima band italiana.

Voto recensore
8
Etichetta: Neurot Recordings

Anno: 2015

Tracklist:

01. Somnium
02. Plouton
03. Chaosecret
04. Temple
05. Revelation
06. Daemon


Sito Web: http://www.ufomammut.com

matteo.roversi

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Nerd e metallaro, mi piace la buona musica a 360 gradi e sono un giramondo per concerti (ma non solo per questi). Oltre al metal, le mie passioni sono il cinema e la letteratura fantasy e horror, i fumetti e i giochi di ruolo. Lavorerei anche nel marketing… ma questa è un’altra storia!

1 Comment Unisciti alla conversazione →


  1. Andrea Sacchi

    Bellissimo disco, acido, spigoloso e soffocante. “Somnium” e “Revelation” i miei brani preferiti

    Reply

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