L.R.S. – Recensione: Down To The Core

Questo nuovo progetto, uscito sotto l’ala protettrice della Frontiers, ha come protagonisti membri non molto noti (almeno da queste parti) della scena melodic rock d’oltreoceano, ma capaci di realizzare un risultato molto interessante e pienamente inseriti nel genere di riferimento. I protagonisti del progetto L.R.S. sono Tommy La Verdi alla voce, che aveva militato nei 21 Guns e che torna alla ribalta dopo un’assenza durata diversi anni, il chitarrista Josh Ramos e il batterista Michael Shotton, a cui si aggiunge il nostro Alessandro Del Vecchio, sempre più sulla cresta dell’onda per i suoi considerevoli contributi alle tastiere, che di “Down To The Core” è anche il produttore. Per dirla in breve, rock melodico di qualità, fortemente ispirato da band come Toto, Journey e The Storm, in cui è difficile trovare aspetti negativi e dove il punto di forza maggiore, probabilmente, è la voce di La Verdi.

“Down To The Core”, lo dice il titolo, è un lavoro che punta al centro del bersaglio, che non stanca neanche dopo tanti e tanti ascolti, e che sa oscillare fra un’altalena di sensazioni grazie a brani ben definiti e dalle molteplici caratteristiche. Certo, come in ogni disco AOR che si rispetti, non mancano le ballad, concentrate soprattutto nella seconda metà dell’album, anche se molte di queste cambiano direzione verso metà brano e tornano a riff più sostanziosi; è quello che succede, ad esempio, in “Almost Over You” e in “To Be Your Man”, mentre “Not One Way To Give”, che conclude l’album, mantiene un profilo univoco per tutta la sua durata, pur con un assolo di chitarra finale interessante nella sua semplicità. Un’altra caratteristica dei L.R.S., insita poi nel genere trattato, è quella di aver saputo realizzare una serie di ottimi ritornelli; i migliori, oltre che quelli che si ricordano meglio, sono quello di “Waiting For Love”, pezzo sorprendente messo quasi in coda all’album ma di grande qualità, quelli di “Never Surrender”, “Shadow Of A Man” e dell’intensa “Universal Cry”. I pezzi scorrono tutti con semplicità e ci permettono di concludere che, per quanto i L.R.S. corrispondano in pieno ai classici canoni del rock melodico, la loro opera prima va tenuta in grande considerazione.

Voto recensore
7
Etichetta: Frontiers Records

Anno: 2014

Tracklist:

01. Our Love To Stay

02.Livin’ 4 A Dream

03.I Can Take You There

04.Never Surrender

05.Almost Over You

06.Shadow Of A Man

07.Universal Cry

08.To Be Your Man

09.Down To The Core

10.I Will Find My Way

11.Waiting For Love

12.Not One Way To Give

 


Sito Web: https://www.facebook.com/aledelvecchio

3 Comments Unisciti alla conversazione →


  1. gibu74

    Solo 7??? io azzarderei a qls di piu
    bell’album: uno dei migliori (nel genere) di questi primi 3 medi di 2014

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  2. Patrizio

    Buona cover band dei Journey. Ma ce ne era bisogno? Siamo onesti, dai. La Verdi si poteva riciclare meglio. L’unica nota positiva è la produzione di Del Vecchio che cresce sempre più di disco in disco.

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  3. Capitan Andy 74

    ….voi non capite che questo e’ il grande ritorno di TOMMY LAVERDI!!!! …questa e’ probabilmente la miglior voce melodic hard rock dopo quella di steve perry!!!! brani veramente bomba tipo livin 4 a dream, almost over you,universal cry e down to the core altri invece o troppo journey clone, o quasi filler!!! soprattutto quelli scritti da del vecchio non suonano ancora perfetti ma solo discreti!!! e’ questione di stesura strofa-ritornello per lo piu’ poco convincenti e trascinanti!!!…comunque ottima produzione!…per me voto 10 per la voce e 8,5 per la musica!!!

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