Sylosis – Recensione: Dormant Heart

Con una carriera giovane ma solida che li ha portati in giro per il mondo e in qualità di supporter a band di tutto rispetto (In Flames, Killswitch Engage e Trivium per fare qualche esempio), i Sylosis, quartetto inglese progressive/trash metal ancora poco conosciuto in Italia, ritornano in auge con il loro quarto album dal titolo “Dormant Heart”.

Con uno stile musicale variegato e difficilmente classificabile, ma che comunque porta con sé molte caratteristiche dell’ambito thrash e progressive metal, i Sylosis dimostrano fin da subito di essere determinati e concreti, non rinchiusi in certi paletti e volenterosi nell’approfondire con originalità e personalità la musica.

Anticipato dal singolo “Mercy”, ascoltabile verso la fine dell’album, questo nuovo full-lenght rappresenta un salto qualitativo e di categoria per il combo inglese. La musica, che riporta in chiave distorta alcuni elementi classici, passa da clean a distorto in concomitanza con la voce di Josh Middleton, da quattro anni frontman della band, e la cui timbrica cupa e versatile dà quel quid in più a tutta la composizione. Molto classico e malinconico è l’assolo centrale del pezzo, a tratti dissonante, che fa da spartiacque all’esecuzione del tutto.

“Where The Wolves Come To Die”, con una musicalità che ricorda le dissonanze tipiche di Alcest, ha il compito di aprire le danze e, malgrado la brevità esecutiva, si presenta fin da subito come un pezzo scarno ma compatto, completo nella sua semplicità. “Victims And Pawns”, decisamente più movimentata e più heavy, permette ad Ali Richardson di fare il suo esordio su inedito da dietro le pelli e, se già in sede live avevamo avuto modo di apprezzarlo, in questo album, con una ritmica tutta sua, conferma di essere un validissimo acquisto in grado di cambiare tempo e stile senza troppe difficoltà. Il basso, generalmente bistrattato da buona parte delle band, trova qui il suo momento di protagonismo creando un’atmosfera tenebrosa e inquietante che fa da letto ad una chitarra che, qua e là, mi ricorda i tecnicismi di Kirk Hammett. “Dormant Heart”, a cui spetta il compito di dare il nome all’album, ha un intro che va in controtendenza con tutto ciò che abbiamo ascoltato precedentemente, ma che si evolve poi in maniera più concitata. Fin dalle prime note non si può non notare come questo brano tragga spunto dal meglio del metal anni’80 rielaborandolo, aggiornandolo e sviluppandolo con un tocco personale che conferisce riconoscibilità. I passaggi di batteria, così come i giri di chitarra, rendono la canzone perfetta per scaldare il pubblico in sede live e farlo addirittura cantare. “Indoctrinated”, che strizza gli occhi agli Slayer e a “Raining Blood”, è il pezzo più completo, veloce e coinvolgente di tutto l’album e il suo ritmo, così concitato, non può che far presa anche su chi fin ad ora è rimasto abbastanza apatico. “Quiescent”, mistica e acustica, conclude questo full leght mostrando un lato nascosto di questa formazione che, a conta fatti, si dimostra abbastanza eclettica nel suo stile.

In conclusione “Dormant Heart” è un album ben riuscito, vario e che è il giusto proseguimento di una carriera tutta in salita. In esso sono riconoscibili moltissimi spunti ed ispirazione, ma ciò non toglie che il tutto sia cantato e suonato con un tocco di originalita e personalità. I Sylosis, promossi a pieni voti, confermano di essere una formazione solida e con le carte in regole per guadagnarsi un futuro prosperoso.

Voto recensore
8
Etichetta: Nuclear Blast Records

Anno: 2015

Tracklist:

01. Where The Wolves Come To Die

02. Victims And Pawns

03. Dormant Heart

04. To Built A Tomb

05. Overthrown

06. Leech

07. Servitude

08. Indoctrinated

09. Harm

10. Mercy

11. Callous Souls

12. Quiescent


Sito Web: www.sylosis.com

francesca.carbone

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Scribacchina dal 2008 e da sempre schietta opinionista del mondo musicale. Dagli Iron Maiden ad Immanuel Casto il passo è breve, almeno per me.

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