Comeback Kid – Recensione: Die Knowing

Quinto album per i canadesi Comeback Kid che, nel loro quattordicesimo anno di carriera, hanno deciso di allietare le orecchie più alternative con “Die Knowing”. Anticipato dal video di “Should Know Better”, questo nuovo platter rappresenta appieno, senza troppe remore, quello che il quartetto di Winnipeg sa fare meglio, ossia un hardcore punk senza compromessi che frantuma pit e timpani dal primo all’ultimo secondo. Lo stile, perfettamente riconoscibile, è ormai un marchio di fabbrica, come il pogo e lo stage diving entrambi protagonisti dei loro concerti live. Ci troviamo di fronte ad un full length di dodici tracce che, malgrado la varietà di testi, tendono ad essere, seppur coinvolgenti, molto ripetitive.
La titletrack apre l’album con una melodia scarna e sintetica, ma che fa da appoggio allo scream di Andrew Neufeld, frontman dall’inesauribile carica. “Lower The Line” è una bomba ad orologeria, un pezzo creato per far saltare e sgolare i fan, un vero e proprio inno che mette in luce l’energia della band che, nonostante il passare degli anni, continua a fare della batteria pestata, chitarre distorte e tempi secchi un marchio di fabbrica unico e resistente nel tempo. In “Losing Sleep” incontriamo il primo dei due duetti presenti nell’album, in questo caso è il turno di Pauly Correia che, con un timbro che verte più sul metalcore, rende ancora più duro il pezzo. “Should Know Better” è, musicalmente parlando, la traccia più completa, che meglio coniuga alternative, hardcore e scream, che non stufa, ma che invita a riascoltarla in loop. Il video, come menzionato poc’anzi, ha avuto il compito di anticipare l’uscita dell’album e nella sua semplicità mostra quell’attitudine diventata sempre più rara oggigiorno fra le varie band ma che solo gruppi come i Comeback Kid hanno da sempre mantenuto e difeso con orgoglio.
L’album scorre abbastanza velocemente, mantenendo un unico filone e trovando la sua conclusione in altri due cavalli di battaglia rappresentati da “Full Swing” e “Skin In”: nel primo pezzo incontriamo Scott Wade, cantante della band fino al 2006, che con una ospitata d’eccezione dà il via ad uno storico incontro fra passato e presente che sicuramente farà breccia nei cuori dei fan più fedeli. Il secondo brano menzionato, con una intro scontatissima e davvero poco originale, chiude questo capitolo, dando ancora una volta dimostrazione del fatto che i canadesi si sappiano ben muovere nei meandri della musica punk senza mai perdersi. Cori, suoni distorti e chitarre che intrecciano il suono cervellotico alla melodia sono un ottimo mix che anche sul finale regala palpitazioni ed adrenalina. Per i fan più fedeli questo nuovo capitolo è un atteso ritorno e l’ennesima conferma del fatto che i Comeback Kid siano dei leoni in questo genere musicale. Nonostante l’energia, l’adrenalina e la tenacia che la band mette in ogni pezzo, bisogna però ammettere che a lungo andare tutto ciò potrebbe stordire rischiando di diventare monotono.

Voto recensore
7
Etichetta: Victory Records

Anno: 2014

Tracklist:

01. Die Knowing

02. Lower The Line

03. Wasted Arrows

04. Losing Sleep (feat. Pauly Correia)

05. Should Know Better

06. I Depend, I Control

07. Somewhere In This Miserable

08. Beyond

09. Unconditional

10. Didn't Even Mind

11. Full Swing (feat. Scott Wade)

12. Sink In


Sito Web: www.comeback-kid.com

francesca.carbone

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Scribacchina dal 2008 e da sempre schietta opinionista del mondo musicale. Dagli Iron Maiden ad Immanuel Casto il passo è breve, almeno per me.

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