Header Unit

Behemoth – Recensione: Devil’s Conquistadors

“Devil’s Conquistadors” (i dettagli) è la biografia ufficiale e definitiva dei Behemoth ed è in uscita in questi giorni per Metal Blade. Come tiene a sottolineare l’autore, ovvero Łukasz Dunaj, il libro approvato da Adam “Nergal” Darski che naturalmente partecipa in veste di principale intervistato insieme a Orion e a Inferno, non è una risposta al celeberrimo “The Dirt” dei Motley Crue, quanto un’analisi (anche sotto punti di vista differenti, ad esempio quelli degli ex membri della band) della storia di un gruppo nato nella fanghiglia dell’underground e diventato tra i più celebri in madrepatria. E non soltanto.

Il volume di 490 pagine e copertina rigida, racconta dunque di come i Behemoth siano cresciuti attraverso le interviste ai membri più significativi. Sono numerosi gli interventi di Nergal, ma non solo. Come detto “Devil’s Conquistador’s” si avvale del contributo di musicisti che fanno parte dell’ensemble polacco o ne sono stati membri in passato (ad esempio Baal Ravenlock e Havok), eviscerando opinioni su quelli che sono stati i momenti di massima coesione e altrettanti di crisi all’interno del gruppo.

Prima di scoprire il black metal, il nostro Nergal era un adolescente tranquillo, cresciuto con le musicassette di heavy metal del fratello. Ma qualcosa brucia, dentro di lui. Interessante come l’autore si soffermi su di un’analisi sociologica dei bisogni di ribellione giovanile e come il nostro trovò nella musica estrema non solo una valvola di sfogo ma un canale espressivo per la condivisione e la comunanza con gli accoliti di una scena musicale nascente. I primi passi, gli inevitabili insuccessi, il rapporto di amicizia poi venuto meno con Baal, i primi tour ripagati con pizza e (tanta) birra. Questi erano gli anni’90, era il black metal dai tratti pagani che spaventava l’opinione pubblica, era l’ingenuità di quei ragazzi che si incendiavano i capelli cercando di fare i mangiafuoco per sembrare più “true”.

Si avvicina poi il terzo millennio, l’incontro con Glen Benton e i Deicide (di cui all’epoca i Behemoth erano compagni di tour) e in un qualche modo l’influenza che portò i nostri a sonorità più tecniche e prossime al death (ricordiamo “Satanica”, 1999), accompagnando il tutto con un’immagine più “patinata” e al passo con i tempi. Ma sono anche gli anni della maturità, dell’inevitabile distanziamento da uno stile di vita adolescenziale che procede verso il raggiungimento di un obiettivo adulto. Sono gli anni dell’ascesa, dei viaggi in Australia e negli Stati Uniti, degli eccessi e dei party sfrenati. Le divergenze con i fan della prima ora e con l’opinione pubblica, gli scontri con la censura, insomma tutto quel “che se ne parli bene o male, l’importante è che se ne parli”, una massima che sia l’autore, sia i musicisti affrontano con una certa ironia.

Ma è nel momento in cui tutto sembra andare per il meglio che arriva il più spietato degli imprevisti. Nel 2010 Nergal scopre di esser affetto da leucemia. Il libro parla di questo evento drammatico soprattutto attraverso le parole di Orion e Inferno, che rivelano numerosi particolari sul coraggio e la fierezza del leader e su di una vera gara di solidarietà compiuta dai fan fino alla donazione di midollo osseo compatibile.

Quella che sembrava la fine è diventata un nuovo inizio, celebrata da quel “The Satanist” (la recensione) che ben conosciamo. Lunga vita ai Behemoth, qui riscoperti non solo attraverso una descrizione meramente biografica, ma con tanti aneddoti e curiosità che delizieranno i fan della band polacca. Il tutto ovviamente corredato da numerose foto, alcune di repertorio e altre del tutto inedite (e non mancano quelle spassose). In coda, un sostanzioso riassunto della discografia dei nostri comprensiva di demo e rarità, per chi non vuole far mancare nulla nella propria collezione.

Voto recensore
S.V.
Etichetta: Metal Blade Records

Anno: 2015


Sito Web: http://behemoth.pl/

andrea.sacchi

view all posts

Poser di professione, è in realtà un darkettone che nel tempo libero ascolta black metal, doom e gothic, i generi che recensisce su Metallus. Non essendo molto trve, adora ballare la new wave e andare al mare. Ha un debole per la piadina crudo e squacquerone, è rimasto fermo ai 16-bit e preferisce di gran lunga il vinile al digitale.

0 Comments Unisciti alla conversazione →


Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Login with Facebook:
Login