Header Unit

Wolf – Recensione: Devil Seed

I Wolf sono una di quelle band sempre con il colpo in canna, non aprono a nuove influenze, ma riescono ogni volta a rinfrescare il proprio stile, grazie ad una buona capacità di elaborazione della scrittura e del classico tiro che aggiunge vitalità a canzoni spesso non proprio originali.

Devil Seed” è solo l’ennesimo capitolo di una storia che rimane ancorata ai classici dell’heavy anni ottanta, ma che non rinuncia ormai da qualche tempo ad abbozzare una propria identità, almeno in certe scelte particolari, come ad esempio le linee melodiche del singer Niklas “Viper” Stålvind.

Si tratta questo di uno degli aspetti che nel corso degli anni i Wolf hanno più migliorato e in questa nuova uscite probabilmente si tocca l’apice, con chorus sempre azzeccati e ottime scelte in generale per quanto riguarda la resa delle vocals.

Shark Attack” (il video) promette bene fin dal titolo, ed infatti si dimostra una song potente e veloce, dal ritornello perfetto, così come la successiva “Skeleton Woman”, meno aggressiva e dall’armonia più complessa, ma pur sempre diretta e di facile assimilazione.

In parecchi brani la maturazione del songwriting è palese; risultato ottenuto con una ancora maggiore adesione ai dettami del metal nordico, che non si ferma alle tante idee accostabili come gusto e resa ai maestri Mercyful Fate (ascoltare ad esempio l’incipit di “Frozen”), ma un po’ a tutta una scuola che da sempre aggiunge all’anima più rock oriented del sound inglese una trama malinconica e dal timbro doom.

“Surgeons And Lobotomy” è un esempio pratico di quanto appena detto: riffing corposo, linea vocale evocativa e solismo chitarristico pungente. Tutto al posto giusto insomma.

Ogni song gode comunque di un buon impatto e conserva quel minimo di varietà che preserva un disco così classico dallo sfociare nel troppo prevedibile e noioso. Se infatti “My Demon” (il video) appare fin troppo easy listening (non a casa è stata scelta come uno dei brani apripista), altre tracce, come “The Dark Passanger” e “River Everlost” non mancano di una complessità armonica più profonda.

“Back From The Grave” gode invece di un bell’impatto: scorrevole senza essere troppo facile, mentre il finale di “Killing Floor” apre con un arpeggio che sa non poco di Maiden, ma poi si ritaglia il giusto spazio con una bella melodia di base, un ritornello accattivante e un bel assolo.

Le conclusioni sono piuttosto scontate: ancora una volta i Wolf non inventano nulla, ma riescono a cavarsela nel migliori dei modi con il materiale a loro disposizione e confermano il loro ruolo di band di prima linea nel revivalismo classic metal.

Voto recensore
7
Etichetta: Century Media

Anno: 2014

Tracklist:

01. Overture in C Shark
02. Shark Attack
03. Skeleton Woman
04. Surgeons Of Lobotomy
05. My Demon
06. I Am Pain
07. Back From The Grave
08. The Dark Passenger
09. River Everlost
10. Frozen
11. Killing Floor


Sito Web: https://www.facebook.com/officialwolf

riccardo.manazza

view all posts

Incapace di vivere lontano dalla musica per più di qualche ora è il “vecchio” della compagnia. In redazione fin dal 2000 ha passato più o meno tutta la sua vita ad ascoltare metal, cominciando negli anni ottanta e scoprendo solo di recente di essere tanto fuori moda da essere definito old school. Il commento più comune alle sue idee musicali è “sei il solito metallaro del cxxxo”, ma d'altronde quando si nasce in piena notte durante una tempesta di fulmini, il destino appare segnato sin dai primi minuti di vita. Tra i quesiti esistenziali che lo affliggono i più comuni sono il chiedersi il perché le band che non sanno scrivere canzoni si ostinino ad autodefinirsi prog o avant-qualcosa, e il come sia possibile che non sia ancora stato creato un culto ufficiale dei Mercyful Fate.

0 Comments Unisciti alla conversazione →


Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Login with Facebook:
Login