The Poodles – Recensione: Devil In The Details

Quella degli svedesi The Poodles è una carriera che si potrebbe sintetizzare come breve in termini assoluti ma ricca in termini di lavori prodotti; “Devil In The Details” è infatti il sesto album realizzato dalla band in circa dieci anni di carriera, un traguardo di una certa rilevanza e non scontato. Questo lavoro inoltre segue per molti aspetti il percorso intrapreso dai The Poodles già con il precedente Tour De Force” (la recensione), orientato quindi verso l’eliminazione quasi totale di brani lenti (l’unica eccezione di sorta è il brano “Need To Believe”) e verso la stabilizzazione su ritornelli accattivanti rivolte verso un hard rock più moderno.

Ritmiche serrate, pochi assoli e molti cori sono altri aspetti caratteristici di questa fase compositiva dei The Poodles, mentre rimane invariato il carisma di Jakob Samuelsson, istrionico e versatile dietro il microfono, anche se forse si può notare un leggero appesantimento globale del suo modo di cantare. “House Of Cards” non ha niente a che vedere con l’omonimo brano dell’ultimo album degli Scorpions, ma è uno degli esempi più evidenti di un brano con un ritornello di facile presa che caratterizzano il lavoro. “Devil…”, in definitiva è un lavoro apprezzabile per molti aspetti, che può piacere già ad un primo ascolto, ma che forse manca di quel quid in più che potrebbe far ancora distinguere i The Poodles dalla miriade di band nordeuropee che affollano ormai da tempo il panorama hard rock internazionale.

Voto recensore
7
Etichetta: Gain Music Entertainment

Anno: 2015

Tracklist:

01. Before I Die
02. House Of Cards
03. The Greatest
04. Crack In The Wall
05. Baby
06. Everything
07. Stop
08. Need To Believe
09. Alive
10. Life Without You
11. Creator And Breaker
12. Borderline


Sito Web: https://www.facebook.com/thepoodles?fref=ts

anna.minguzzi

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Va molto fiera del fatto di essere mancina e di essere nata a San Giovanni in Persiceto, paese della provincia bolognese. Ha scritto le sue prime recensioni a dodici anni durante un interminabile viaggio in treno e da allora non ha quasi più smesso. Quando non scrive o non fa fotografie legge, va a teatro, canta in due cori, va in bicicletta, guarda telefilm, mangia Pringles, beve the e di tanto in tanto dorme. Ci tiene a ribadire che adora i Dream Theater, che ha visto dal vivo almeno venti volte, e se non assiste ad almeno un concerto ogni settimana va in crisi di astinenza.

2 Comments Unisciti alla conversazione →


  1. Giulio B

    Parto dal presupposto che gli scandinavi, in passato, hanno sfornato dei signori album, ma dopo questo ultimo ascolto, devo ammettere che stanno perdendo colpi, uno dietro l altro.
    Già dal modesto “Performocracy” e dal succesivo e complesso “Tour de Force” c’erano dei segnali di un cambiamento che non mi convince e manco mi piace.
    Questa ultimo “full lenght”, al primo ascolto, non mi entusiasma, seppure ci sono delle canzoni apprezzabili (le prime 3 in assoluto) ma che non hanno quell’appeal che in passato li ha fatti emergere rispetto alla multitudine di band dal nord Europa.

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  2. Capitan Andy

    …a mio parere Performocracy aveva comunque grandi songs ma tour de force invece aveva solo
    grandi singoli…questo devils migliora un po’ le sorti anche se dagli ultimi tre esce fuori una produzione troppo secca e moderna che penalizza le canzoni! in questo nuovo album mi piacciono molto le canzoni” before i die”,”the greatest”, “crack in the wall”,”everything”, “life” , “creator” e la commercialissima baby che sembra un brano dei mitici svedesi Sha-Boom, mentre le altre mi suonano un po’ strane!!!…in complesso risulta comunque un buon album!!!!

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