Vomito Negro – Recensione: Death Sun

Peccato. Dopo l’ottimo “Fall Of An Empire” (2013) (la recensione) e soprattutto “Skulls & Bones” (2010), i veterani Vomito Negro avevano ripreso quel posto al sole che spettava loro all’interno della scena elettronica, rimettendo i nostri in cima ai principali rappresentanti della old-school EBM che il gruppo aveva contribuito a plasmare agli inizi degli anni ’80.

“Death Sun” mostra qualche ingranaggio scricchiolante, come se Gin Devo si accontentasse del lavoro competente e di mestiere (come di fatto accade), tralasciando però l’imprevedibilità, o forse un songwriting semplicemente più convinto che aveva contraddistinto i due precedenti lavori. A ben vedere “Death Sun” non si discosta nemmeno molto dal suo predecessore:  come vuole la tradizione, l’EBM dei belgi è lenta, sibilante, guarda in modo più marcato all’introspezione e all’emotività piuttosto che al ritornello canterino o alla base ficcante per avere il singolo da club.

Il problema qual è, dunque? Possiamo dire che questa volta, nel suo incedere quasi ritualistico, ipnotico e monocorde, “Death Sun” manchi di grossa incisività. Non siamo di fronte a un pessimo lavoro, va detto, alcuni episodi escono dal coro e saranno certamente apprezzati da chi segue la band. Tra questi, vogliamo citare le derive minimali di “Obsession”, dove i synth tessono una melodia efficace e la voce si pone su tonalità harsh, “Stain”, crepuscolare e cullante e ancora “Angel Fire”, che invece si presenta in vesti nervose e arcigne.

Non tutto però riesce alla perfezione e in una visione d’insieme “Death Sun” presenta delle punte di noia, complici strutture portanti che si ripetono con troppa continuità e tolgono dinamismo al lavoro.

Voto recensore
6,5
Etichetta: Metropolis / Audioglobe

Anno: 2014

Tracklist:

01.  Time 02.  Stain
03.  Fighting The Force
04.  Obsession
05.  In Silent Places
06.  White Lights
07.  King Of Thieves
08.  Nairaland
09.  Angel Fire


Sito Web: http://www.vomitonegro.com/

andrea.sacchi

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Poser di professione, è in realtà un darkettone che nel tempo libero ascolta black metal, doom e gothic, i generi che recensisce su Metallus. Non essendo molto trve, adora ballare la new wave e andare al mare. Ha un debole per la piadina crudo e squacquerone, è rimasto fermo ai 16-bit e preferisce di gran lunga il vinile al digitale.

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