Cattle Decapitation – Recensione: Death Atlas

I Cattle Decapitation colpiscono nel segno. Il loro death/grind è l’oro del metal estremo, il sogno di ogni appassionato di ultraviolenza, il Graal della brutalità. Ma “Death Atlas” non è solo facciata, non è il magnifico artwork o l’opprimente intro “Anthropogenic: End Transmission”, perché sin dal primo riff di “The Geocide” l’ottavo album degli americani mostra subito i muscoli.

L’umanità e la sua enorme insignificanza nell’infinito universo, il peso dell’uomo come nella omicidio del pianeta: ecco il peso che la Morte è costretta a portare sulle spalle come novella Atlante (ecco infatti “Death Atlas”), subendo le ferite di una disco che non risparmia neanche nei momenti sospesi e nei break dove anche la musica cerca spazi per fuggire dalla pressione.  

A guidare l’ascoltatore in questo pantano infuocato è la voce di Travis Ryan, che mischia urla e rantoli profondissimi. Come un novello Viriglio nei supplizi patiti e creati dall’essere umano. Impressionante l’intensità di “Vulturous”, Frankenstein musicale che riesce a far muovere in maniera spaventosamente convincente death, grind, break al limite del dolore fisico e scorie black.

Spaventosa (a livello lirico specialmente) la doppietta “The Great Dying” e “One Day Closer to the End of the World”, tour de force death e dito puntato (l’ennesimo di una band impegnata politicamente tra ambiente e diritti degli animali) contro la stupidità umana.

“Time’s Cruel Curtain” e la title track colpiscono per le anime diverse racchiuse in pochi minuti, In “Time’s …” oltre all’assalto all’arma bianca anche un brevissimo momento di melodia, che sfiora l’anima per poi riprendere a ferire e lacerare al ritmo della batteria di Dave McGraw. Bene i nuovi Belisario Dimuzio alla chitarra e Olivier Pinard al basso, subito entrati nel meccanismo ad orologeria di Travis Ryan & Co.

Non è questione di genere, non è questione di “non amo il death metal” è solo il momento di capire che band come i Cattle Decapitation sono un tesoro da custodire gelosamente da ogni appassionato di musica hard ‘n’ heavy.

Etichetta: Metal Blade Records

Anno: 2019

Tracklist: 1. Anthropogenic: End Transmission 2. The Geocide 3. Be Still Our Bleeding Hearts 4. Vulturous 5. The Great Dying 6. One Day Closer to the End of the World 7. Bring Back the Plague 8. Absolute Destitute 9. The Great Dying II 10. Finish Them 11. With All Disrespect 12. Time’s Cruel Curtain 13. The Unerasable Past 14. Death Atlas
Sito Web: https://www.facebook.com/cattledecapitation/

Saverio Spadavecchia

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Capellone pentito (dicono tutti così) e giornalista in perenne bilico tra bilanci dissestati, musicisti megalomani e ruck da pulire con una certa urgenza. Nei ritagli di tempo “untore” black-metal @ Radio Sverso. Fanatico del 3-4-3 e vincitore di 27 Champions League con la Maceratese, Dovahkiin certificato e temibile pirata insieme a Guybrush Threepwood. Lode e gloria all’Ipnorospo.

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