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Dark Angel – Recensione: Time Does Not Heal

Un capolavoro che dopo 27 anni (giorno più giorno meno, visto che l’album uscì il 19 febbraio 1991) rimane ancora più incastrato in testa. I Dark Angel con “Time Does Not Heal” da un certo punta di vista reinventarono il thrash metal, estremizzandolo e lanciandolo verso limiti da nessuno avvicinati.

246 riff. Uno dopo l’altro. “Time Does Not Heal” dei Dark Angel ha il potere di portare ai limiti l’avventura della bay area, di estremizzare il concetto di “thrash metal”, unirlo con lo speed ed accoppiare a questa unione uno spessore lirico ai limiti della psicoanalisi. Temi disturbanti e crudi come le canzoni ad assalire l’ascoltatore nota dopo nota.

Un lavoro di una band in stato di grazia, che venne accolto con mix di stupore e freddezza. Critiche, alzate di sopracciglio ed una sensazione di “fuori tempo massimo” evidente. Un disco divisivo ai tempi e poi riscoperto col passare degli anni. Soprattutto dopo lo scioglimento del 1992.

Troppo tardi arrivò la comprensione per questo capolavoro dei Dark Angel, tesoro da celebrare al passato. Gene Hogland guida per mano i suoi compagni di viaggio in un autentico inferno: dolore, pazzia, stupro la drammatica “The Death Of Innocence” che racconta la violenza subita dal punto di vista di una donna. Un disco indubbiamente cupo, che vede la voce di Ron Rinehart plasmata con maestria dal produttore Terry Date. “Pain’s Invention, Madness” invece è uno spaccato sociale degli States, dove veniva trattato lo spinoso tema della depressione dopo gli 8 anni di “Reagan-landia”.

“A Subtle Induction” e “Trauma And Cathersis” sono le gemme di un album da mandare a memoria, da riscoprire giorno dopo giorno. Musica per la memoria che non deve dimenticare la title track, posta ad attaccare un disco battagliero e disperato. Canzone tesa, dinamica, con un riffing serrato e che procede a velocità folli.

Decisiva la produzione di Terry Date: cupa, oppressiva, nera come la pece usata per inchiostrare musiche e testi. La band pochi mesi dopo si spaccò in maniera drammatica e definitiva, nonostante tentativi di recupero del tempo perso ed abbandonato tra la polvere dei ricordi mentre i fan restano in attesa di nuovo materiale….

Voto recensore
9
Etichetta: Combat Records

Anno: 1991

Tracklist: 1. Time Does Not Heal 2. Pain's Invention, Madness 3. Act of Contrition 4. The New Priesthood 5. Psychosexuality 6. An Ancient Inherited Shame 7. Trauma and Catharsis 8. Sensory Deprivation 9. A Subtle Induction

Saverio Spadavecchia

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Capellone pentito (dicono tutti così) e giornalista extraordinaire in perenne bilico tra bilanci dissestati, musicisti megalomani e ruck da pulire con una certa urgenza. Nei ritagli di tempo “persona seria” per n-mila testate e prodigioso “untore” black-metal @ Radio Sverso. Fanatico del 3-4-3 e vincitore di 27 Champions League con la Maceratese, Dovahkiin certificato e temibile pirata insieme a Guybrush Threepwood. Ah sì, anche “cantante” in una band metal-qualcosa. Non ci facciamo mancare niente insomma. Lode e gloria all’Ipnorospo.

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