White Widdow – Recensione: Crossfire

Terzo album per gli australiani White Widdow, capaci con i primi due lavori di scrivere pagine credibili e gustose di pomp/AOR dal forte sapore ottantiano. Magia che non si ripete, almeno non con altrettanta efficacia, su “Crossfire”: la classe rimane indiscussa mancano però guizzi ed intuizioni melodiche dei capitoli precedenti. Sia chiaro, l’album è gradevole e scorre con piacere, alla fine però rimane poco da afferrare e portare con sé.

Sempre fondamentali nell’economia del sound della band rimangono le tastiere di Xavier Millis – vedi la magnetica tessitura di sottofondo a “Below The Belt” – ma non è esattamente entusiasmante l’interpretazione del frontman Jules Millis (nel frattempo approdato anche ai Tigertailz), con un risultato complessivo che probabilmente soddisferà gli amanti del genere ma rischia di lasciare impassibili possibili nuovi accoliti.

Fra i prezzi più riusciti, le leggere e dirette “Fly Me Away” e “Born To Be A Rebel” così come la liquida mid-tempo “Just ANother Night”, uno degli episodi che più conquistano per dolcezza e climax. Bene pure la melodrammatica “Too Many Tears”, una delle onde in mezzo ad un mare fatto  di romanticismo e sfumature pastello, in cui difettano i colori vivaci di alcuni pezzi degli esordi.

Voto recensore
6,5
Etichetta: AOR Heaven Frontiers

Anno: 2014

Tracklist:

01. Caught In The Crossfire
02. Fly Me Away
03. Just Another Night
04. Below The Belt
05. Dreams Don’t Die
06. Too Many Tears
07. Angel
08. Born To Be A Rebel
09. Carry The Heartache
10. Never Again


Sito Web: http://www.whitewiddow.com.au/

1 Comment Unisciti alla conversazione →


  1. Giulio B

    Questo band australiana ha del talento. 3 album sfornati e tutti di buona fattura.
    “Crossifire” forse ha qualche freccia in meno rispetto ai precedenti lavori.
    Tra le mie preferite, l’ottima”Just Another Night”

    Reply

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