Belphegor – Recensione: Conjuring The Dead

Si potranno contestare molte cose ai Belphegor, non certo la professionalità e la voglia di migliorarsi ad ogni uscita. Helmuth e soci vivono per la loro arte, mettendo tutte le proprie energie a disposizione di tour estenuanti e provando, attraverso piccoli ma importanti cambiamenti, a progredire lavoro dopo lavoro, per giungere con “Conjuring The Dead” ad uno dei colpi meglio assestati della intera carriera.

Questa volta la scelta meravigliosamente azzeccata è stata quella di affidarsi ad Erik Rutan come produttore ed ingegnere del suono; il nostro ha portato in dote un sound pieno e corposo, più tipicamente americano, che si adatta alla perfezione allo stile malato e lugubre dei Belphegor.

Soprattutto in canzoni come la title track, ma anche la nerissima “Rex Tremendae Majestatis” e “Pactum In Aeternum”, la potenza deflagrante viene abbinata ad una ricerca del dettaglio, come ad esempio piccole porzioni di chitarre acustiche, che arricchisce la trama narrativa e rende l’insieme allo stesso tempo spaventoso ed affascinante.

Da sempre in bilico tra death e black lo stile dei Belphegor non manca comunque di una violenza assordante, caso questo di tracce più minimali e asservite alla brutalità come “Gasmask Terror” (Il video), “Black Winged Torment” o “In Death”.

In tutta sincerità è questo il lato della band che meno ci appaga, ma è comunque innegabile che la sincerità e la credibilità di un gruppo di musicisti che ama davvero ciò che propone si possa comunque ascoltare ad ogni singola nota.

Come sempre le tematiche e l’immaginario evocato dal gruppo si esprimono attraverso in linguaggio estremamente shockante, provocatorio e di pura antitesi nichilista; basta guardare i loro promo per farsi un’idea (il video di “Conjuring The Dead”). Attenti però a liquidarli come satanisti da poco, i Belphegor dimostrano infatti una solidità ideologica che potrà anche far storcere il naso a parecchi, ma non manca di una sua perversa visione realistica.

Forse non saranno mai stati tra i più osannati esponenti della musica estrema, ma nel corso della loro storia i Belphegor sono diventati una certezza di cui gli amanti del genere non possono più fare meno.

Voto recensore
7,5
Etichetta: Nuclear Blast

Anno: 2014

Tracklist:

01. Gasmask Terror
02. Conjuring the Dead
03. In Death
04. Rex Tremendae Majestatis
05. Black Winged Torment
06. The Eyes
07. Legions of Destruction
08. Flesh, Bones and Blood
09. Lucifer, Take Her!
10. Pactum in Aeternum


Sito Web: http://www.belphegor.at/

riccardo.manazza

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Incapace di vivere lontano dalla musica per più di qualche ora è il “vecchio” della compagnia. In redazione fin dal 2000 ha passato più o meno tutta la sua vita ad ascoltare metal, cominciando negli anni ottanta e scoprendo solo di recente di essere tanto fuori moda da essere definito old school. Il commento più comune alle sue idee musicali è “sei il solito metallaro del cxxxo”, ma d'altronde quando si nasce in piena notte durante una tempesta di fulmini, il destino appare segnato sin dai primi minuti di vita. Tra i quesiti esistenziali che lo affliggono i più comuni sono il chiedersi il perché le band che non sanno scrivere canzoni si ostinino ad autodefinirsi prog o avant-qualcosa, e il come sia possibile che non sia ancora stato creato un culto ufficiale dei Mercyful Fate.

2 Comments Unisciti alla conversazione →


  1. max

    grande album!!! grande helmuth !!!
    spacccata il culo a tutti !!!

    Reply

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