Bullfrog – Recensione: Clearwater

Un giro di basso dal suono rotondo e robusto spezza il silenzio iniziale e riempie l’aria. Comincia così, quasi in sordina ma con tutta la potenza necessaria, che poi si propagherà per tutto il resto dell’album, il quarto full length dei veronesi Bullfrog. E se quattro album in oltre vent’anni di carriera possono sembrare pochi, considerate che con questo lavoro il power trio scaligero è riuscito là dove in tanti hanno fallito, cioè hanno attirato su di sé l’attenzione della Grooveyard Records, un’etichetta statunitense specializzata in band blues e hard blues (che è poi il genere che la band propone da sempre, grazie al loro sound associabile a band come Grand Funk Railroad, Bad Company e simili). Una band italiana che esce per un’etichetta di blues americana, insomma, è un po’ l’equivalente del riuscire a vendere il ghiaccio agli eschimesi, la sabbia ai tuareg e così via.

“Clearwater”, che esce a quattro anni di distanza dal precedente Beggars & Losers” (la recensione) , attira i nostri sguardi a partire dalla copertina dalle tinte e dall’immagine vintage e per tutta la sua durata mantiene costante l’attenzione sui ritmi e le atmosfere che la band sa creare. Più che stilare una sterile graduatoria dei brani migliori è quindi consigliabile assaporarli in fila uno per uno, come le perle di una lunga collana dallo stile vintage ma sempre attuale. Che poi brani come “Isolation”, “Slow Trucker”, “Say Your Prayers” e la title track si arricchiscano ancora per la presenza di una serie di ospiti speciali di caratura nazionale e internazionale (citiamo a titolo di esempio il jazzista Bruno Marini, polistrumentista con all’attivo una sessantina di album registrati e collaborazioni con grandi maestri nel genere), è solo uno degli aspetti che rendono ottimo questo lavoro. “Clearwater” è un lavoro suonato con grande stile e pieno di idee, e dovrebbe piacere a tutti quelli che apprezzano band e sonorità, anche attuali, dalle influenze un po’ “antiche”, una tipologia che per fortuna affolla ancora, anche se magari sconosciuta al grande pubblico (oltre ai Bullfrog, solo nel nord Italia, si possono citare Fatz Waltz e Small Jackets), la scena della nostra penisola.

Voto recensore
8
Etichetta: Grooveyard Records

Anno: 2014

Tracklist:

01. No Salvation

02. Too Bad for Love

03. Isolation

04. Slow Trucker

05. Clearwater

06. Monster (Give Me Something Mean)

07. Say Your Prayers

08. Lorraine Lorraine

09. South of The Border

10. Long Time Boogie

11. Better Days


Sito Web: https://www.facebook.com/pages/bullfrog/39387964260?fref=ts

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