Philip H. Anselmo & The Illegals – Recensione: Choosing Mental Illness As A Virtue

Il primo impatto non è stato dei migliori. Una sensazione di caos senza senso, una brutalità inutile. Ma poi qualcosa è cambiato, c’è stato come un scatto verso la comprensione del magma prodotto dai Philip H. Anselmo e dai suoi Illegals.

Il nuovo album – che segue il debutto del 2013 – “Choosing Mental Illness As A Virtue”  è un concentrato perfetto di potenza e cattiveria. Accelerazioni, break, blast beats. Un frullato sludge metal guidato dalla voce di Phil, che alterna urla e cavernosi growl. Un viaggio nelle fragilità e nelle oscurità della mente umana, accompagnato anche da due nuovi membri: Walter Howard IV e Mike DeLeon al basso ed alla chitarra.

Bene la partenza con “Little Fucking Heroes”, dove i compromessi sono praticamente nulli. Una scarica di adrenalina che rallenta solo leggermente verso la fine, prima di assestare l’ultimo affondo. Cresce ancora la tensione son “Utopian”, dove Anselmo rispolvera quasi un approccio black metal per le vocals. Piace e molto la title track “Choosing Mental Illness”, per il riff d’attacco e per una struttura che riesce a dire la sua tra scariche di adrenalina e break rallentati.

Spiazza “Individual”, 7 minuti (quasi) di riff ed urla incastrate in una canzone che non centra l’obbiettivo. Una delusione, perché molti dei riff contenuti nella traccia sono decisamente convincenti. La sensazione è quella di aver voluto osare troppo in fase di scrittura non puntando sulla compattezza. Convince poco anche “Delinquent”, con una canzone che pur nell’aggressività non riesce a coinvolgere a dovere. Poco interessanti i riff e le scelte fatte da Anselmo in sede di linea vocale (se così la possiamo chiamare).

I Delinquenti di Philip si riprendono con “Photographic Taunt”, bella scheggia che gioca con stop ‘n go che richiamano la scena death americana. Una frustata piacevole. Decisamente pià “thrashy” “Finger Me”, che sembra voler richiamare nei riff i primissimi Machine Head.  Si vola verso la fine e “Invalid Colubrine Frauds” sorprende per la freschezza dei riff  e per l’impatto del caro vecchio Phil. Accelerazioni, rallentamenti e ancora una volta sfuriate tra thrash e black metal. Davvero un capitolo positivo all’interno del disco. Chiude “Mixed Lunatic Results”, e come nel caso di “Individual” anche questi sette minuti non convincono. Molto meglio la coda finale, strumentale e “melodica”, che lascia sospeso l’ascoltatore.

Non un capolavoro, ma sicuramente un disco interessante per un progetto cresciuto rispetto al debutto. Peccato per alcune canzoni poco a fuoco.

Voto recensore
6
Etichetta: Season Of Mist

Anno: 2018

Tracklist: Little Fucking Heroes Utopian Choosing Mental Illness The Ignorant Point Individual Delinquent Photographic Taunts Finger Me Invalid Colubrine Frauds Mixed Lunatic Results
Sito Web: http://philanselmo.com/

Saverio Spadavecchia

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Capellone pentito (dicono tutti così) e giornalista extraordinaire in perenne bilico tra bilanci dissestati, musicisti megalomani e ruck da pulire con una certa urgenza. Nei ritagli di tempo “persona seria” per n-mila testate e prodigioso “untore” black-metal @ Radio Sverso. Fanatico del 3-4-3 e vincitore di 27 Champions League con la Maceratese, Dovahkiin certificato e temibile pirata insieme a Guybrush Threepwood. Ah sì, anche “cantante” in una band metal-qualcosa. Non ci facciamo mancare niente insomma. Lode e gloria all’Ipnorospo.

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