Fen – Recensione: Carrion Skies

L’arte di riproporsi al meglio e in breve tempo, non appartiene a tutti. I Fen ci sono riusciti anche questa volta, a nemmeno due anni di distanza da un album di grande spessore come “Dustwalker” (la recensione). Il nuovo “Carrion Skies” (i dettagli) è qui a testimoniare il valore di una delle band più interessanti inscrivibile nel vasto panorama del black metal evoluto, un act che nel corso del tempo, fin dallo splendido debut “The Malediction Fields” del 2009, ha portato con se elementi post rock, shoegaze, folclore nordico.

Un percorso che per certi versi è assimilabile ad altri giganti del settore come Alcest, Falloch, Drudkh, Agalloch, sebbene i risultati pratici non siano i medesimi. Per molti il distacco dalla matrice black è stato infatti progressivo, per i tre londinesi non è mai accaduto, poiché la stessa anima estrema, visitata per altro tra i suoi lidi atmosferici, è da sempre una sola componente di un sound vario e crepuscolare.

Continuo ma differente dai suoi predecessori, “Carrion Skies” è forse l’album più “lineare” del gruppo, termine da intendersi positivamente, è ovvio. Se “Dustwalker” proponeva la commistione tra black metal e passaggi atmosferici relegando l’una o l’altra facciata al singolo pezzo, il nuovo disco le mescola entro la stessa canzone. L’aspetto finale di ogni episodio è pressoché identico, ovvero un incipit veloce e ruvido di chiara derivazione (post)black, una parte atmosferica dal minutaggio differente e la ripresa del tema iniziale. Eppure, se il modus operandi resta solido e invariato eludendo troppe sorprese, il risultato finale è ancora una volta considerevole.

Il merito sta in questa naturale capacità dei nostri di comporre brani che fanno breccia nel lato emozionale di chi ascolta, lasciando che i passaggi di black metal atmosferico, spesso introspettivi ma altrettanto claustrofobici, si infrangano su compendi a cavallo tra shoegaze e psichedelia, elementi che in modo inaspettato aggiungono colore a dei pezzi rigorosi. Varrebbe la pena menzionare ogni tassello, ma vogliamo accontentarci della rappresentatività di “The Dying Stars”, dove le sfuriate black contano ancora molto nel lavoro delle chitarre e della voce di The Watcher ma in seguito, inaspettatamente un alone di melodia cambia le sorti del tutto, spiazzandoci e cullandoci. Citiamo anche “Menhir – Supplicant” (che potete ascoltare QUI), esempio di come uno shoegazing di settantiana memoria muti l’aspetto di un brano arcigno e quadrato.

Per quanto l’effetto sorpresa sia ormai venuto meno, “Carrion Skies” conferma i Fen come una delle migliori realtà del settore.

Voto recensore
7,5
Etichetta: Code666 Records

Anno: 2014

Tracklist:

01.  Our Names Written In Embers Part 1 (Beacons Of War)
02.  Our Names Written In Embers Part 2 (Beacons Of Sorrow)
03.  The Dying Stars
04.  Sentinels
05.  Menhir – Supplicant
06.  Gathering The Stones


Sito Web: https://www.facebook.com/fenofficial

andrea.sacchi

view all posts

Poser di professione, è in realtà un darkettone che nel tempo libero ascolta black metal, doom e gothic, i generi che recensisce su Metallus. Non essendo molto trve, adora ballare la new wave e andare al mare. Ha un debole per la piadina crudo e squacquerone, è rimasto fermo ai 16-bit e preferisce di gran lunga il vinile al digitale.

1 Comment Unisciti alla conversazione →


  1. Odal

    “Menhir – Supplicant” shoegazing di settantiana memoria? Alcest e Falloch giganti di settore??

    Album talmente “lineare” da essere in realtà costruito sul concetto stesso di circolarità… sia a livello simbolico (il cerchio dei megaliti, cfr: artwork), che strutturale (cfr: “un incipit veloce e ruvido di chiara derivazione (post)black, una parte atmosferica dal minutaggio differente e la ripresa del tema iniziale”)…

    Certe deduzioni mi fanno “infrangere le palle su compendi a cavallo tra shoegaze e psichedelia”, parafrasando un altro momento geniale della “recensione”…

    Reply

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Login with Facebook:
Login