Armageddon – Recensione: Captivity & Devourment

Dopo aver affiancato il fratello Michael per molti anni negli Arch Enemy Christopher Amott torna a prendere le redini di quello che da sempre è definibile come il figlio legittimo del suo ingegno, ovvero gli Armageddon. La band ha da sempre una dimensione stilistica indefinibile che partendo dagli inizi techno death metal, ha poi spaziato nel power-prog e quasi sconfinato nell’hard & heavy di matrice classicheggiante a la Rainbow/Malmsteen.

Il tutto è stato ovviamente possibile grazie alle svariate influenze del proprio creatore che con disinvoltura riesce ad adattare il proprio stile ai generi citati e che in questa nuova incarnazione rimescola nuovamente la carte per presentarsi con una forma del tutto nuova. “Captivity & Devourment” è infatti un buonissimo lavoro di melodic death metal che si appoggia in primis sulla indiscussa abilità dello stesso Christopher nel costruire song dal gusto chitarristico neoclassico che non disdegnano l’impatto dello swedish death (anche se sempre cariche di melodia).

Si tratta di una formula che ovviamente rimanda ai citati Arch Enemy, ma liquidare gli Armageddon come una copia della band di “War Eternal” non renderebbe assolutamente giustizia al lavoro svolto. Se infatti il punto di partenza può essere simile, i risultati sono decisamente diversi e in brani come la title track o “Thanatron” gli Armageddon dimostrano di voler picchiare molto più pesante e le vocals di Matt Hallquist rimangono maggiormente corrosive e meno inclini a cercare il ritornello.

Paradossalmente quando la band sceglie di avvicinarsi al metal lo fa con maggiore decisione, tanto da usare in “Rendition” ed “Equalizer” anche la voce pulita e sfornando una serie di assoli virtuosi che ancora di più possono essere assimilabili alla scuola classic metal. Una varietà che sicuramente rende il disco di ascolto molto piacevole e che ben si amalgama con il songwriting più evidentemente influenzato dalla vecchia band come in “Locked In “ o “Fugitive Dust” (il video).

Se non siete inclini ad andare alla ricerca di grandi novità e vi basta ascoltare un lavoro ben fatto, competente e suonato con professionalità, questo “Captivity & Devourment” fa decisamente al caso vostro.

Voto recensore
7
Etichetta: Listenable Records

Anno: 2015

Tracklist:

01. Captivity & Devourment
02. Locked In
03. Rendition
04. Fugitive Dust
05. Conquer
06. Thanatron
07. Background Radiation
08. The Watcher
09. Equalizer
10. Giants
11. Stone Worker (Bonus Track)


Sito Web: https://www.facebook.com/armageddonbandofficial

riccardo.manazza

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Incapace di vivere lontano dalla musica per più di qualche ora è il “vecchio” della compagnia. In redazione fin dal 2000 ha passato più o meno tutta la sua vita ad ascoltare metal, cominciando negli anni ottanta e scoprendo solo di recente di essere tanto fuori moda da essere definito old school. Il commento più comune alle sue idee musicali è “sei il solito metallaro del cxxxo”, ma d'altronde quando si nasce in piena notte durante una tempesta di fulmini, il destino appare segnato sin dai primi minuti di vita. Tra i quesiti esistenziali che lo affliggono i più comuni sono il chiedersi il perché le band che non sanno scrivere canzoni si ostinino ad autodefinirsi prog o avant-qualcosa, e il come sia possibile che non sia ancora stato creato un culto ufficiale dei Mercyful Fate.

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