California Breed – Recensione: California Breed

La musica rock sta vivendo un periodo a dir poco confuso. Ormai da anni a far cassetta è soprattutto il vintage, con ristampe che producono numeri vendita ben superiori alla maggior parte delle nuove uscite e artisti che ripercorrono all’indietro la strada del rock per riproporre un sound che più old style non si può. È questo, almeno in parte, il caso dei California Breed, alias Glenn Hughes, Jason Bonham e il giovane chitarrista Andrew Watt.

Il classico schieramento a tre che si trasforma in una vera rock machine e che tra riferimenti Zeppeliniani, suono possente e rimandi addirittura ai Trapeze sarà una vera goduria per tutti i fanatici amanti del classico rock che si rinnova. D’altronde con la fine di un progetto di gran successo come i Black Country Communion, un grande ed esperto interprete come Hughes aveva bisogno di capitalizzare al meglio l’attenzione raccolta e ritornare con un prodotto che da quel sound riparte è sicuramente la mossa più giusta da fare.

In realtà i paragoni possibili tra i due progetti finiscono qui, visto che il sentimento musicale dei California Breed si lancia con entusiasmo verso una maggiore vigore, con riff belli decisi e una sostanza ritmica che picchia spesso duro. Senza dimenticare la folgorante ed elettrica produzione, affidata a Dave Cobb, sicuramente uno dei migliori in circolazione quando si tratta di far suonare al passo con i tempi questa tipologia di musica.

A mediare tanta aggressività ci pensa ovviamente la voce dello stesso Glenn Hughes, che tutti sappiamo essere in grado di cantare qualsiasi melodia e che anche in brani dai tratti squadrati come “The Way”, “Sweet Tea” (il video) o “Midnight Oil” (il video) riesce a smussare gli angoli a proprio piacimento.

Una classe che si evidenzia ancora meglio quando si tratta di far splendere le melodie di song più soft come “All Falls Down” o “Breath”. Una vera goduria sono anche canzoni dal timbro più vicino al alternative rock anni novanta, come la scura e psichedelica “Chemical Rain”, la dura “The Grey” e la seducente “Days May Come”.

A voler essere un minimo cattivi rimane da sottolineare che l’incognita posta dal rookie Andrew Watt rimane per il momento tale, visto che la invadente musicalità degli altri due non rende facile mettersi in mostra e che per quello che si può ascoltare lo stesso Watt non cerca di strafare, risultando quindi un comprimario più che valido, ma pur sempre senza uno stile del tutto riconoscibile.

Qualche piccola ombra si proietta quindi sulla dimensione a lungo termine del progetto, ma per il momento pensiamo solo a goderci quello che rischia in ogni caso di essere uno dei più acclamati dischi rock dell’intera annata.

Voto recensore
7,5
Etichetta: Frontiers Records

Anno: 2014

Tracklist:

01. The Way
02. Sweet Tea
03. Chemical Rain
04. Midnight Oil
05. All Falls Down
06. The Grey
07. Days They Come
08. Spit You Out
09. Strong
10. Invisible
11. Scars
12. Breathe
13. Solo (Bouns Track Limited Ed)


Sito Web: https://www.facebook.com/CaliforniaBreed

riccardo.manazza

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Incapace di vivere lontano dalla musica per più di qualche ora è il “vecchio” della compagnia. In redazione fin dal 2000 ha passato più o meno tutta la sua vita ad ascoltare metal, cominciando negli anni ottanta e scoprendo solo di recente di essere tanto fuori moda da essere definito old school. Il commento più comune alle sue idee musicali è “sei il solito metallaro del cxxxo”, ma d'altronde quando si nasce in piena notte durante una tempesta di fulmini, il destino appare segnato sin dai primi minuti di vita. Tra i quesiti esistenziali che lo affliggono i più comuni sono il chiedersi il perché le band che non sanno scrivere canzoni si ostinino ad autodefinirsi prog o avant-qualcosa, e il come sia possibile che non sia ancora stato creato un culto ufficiale dei Mercyful Fate.

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