Halcyon Way – Recensione: Bloody But Unbowed

Nessuna lode, nessuna infamia per il nuovo passo a nome Halcyon Way, che con “Bloody But Unbowed” cercano di smuovere interesse nella vecchia Europa. Ci riusciranno? Ottima domanda…

Già visti in apertura a Geoff Tate ed Angra in quel di Bologna (e Trezzo), gli americani mi avevano dato dal vivo la sensazione di onesti mestieranti del metallo, appassionati totali del genere, con il sogno di andare in giro per il mondo a proporre la loro musica. Magari da headliner, magari in posizioni più importanti in un festival, ma questi sono i desideri di chi una carriera la deve cominciare, non di chi si trova quasi a metà della vita e deve ancora esplodere.

Sanctuary nello spirto (Ciao Warrell, ovunque tu sia manchi nda.), Queensryche moderni wannabe, qualche leggera scoria metalcore e spruzzate di melodia. Una ricetta ben evidenziata dalla opener e titletrack, che picchia dura ma resta priva d’anima proprio sul più bello. Un bridge in “quasi growl” prima di un ritornello ben costruito. Una bella zappa sui piedi.

Il cantante Steve Braun (un passato risalante al cretaceo del 2003 a servizio di Jack Frost, in un suo progetto solista dopo la defenestrazione/licenziamento da casa Savatage) ci prova, urla quasi furiosamente, ma non riesce a trovare il grimaldello per scassinare le orecchie di ascolta. Tanto impegno, tanta voglia, poca concretezza.

Niente emerge da questa palude, suoni tutti piuttosto piatti e nessuna soluzione che possa destare interesse. Spunti, poco altro, e tutti lanciati come se fossero casuali. “Blame”, per esempio, sembra voler citare i Maiden (nel riff anche un certo non – so – che di Symphony X) di “Brave New World”, ma gli americani piazzano un insensato growl a metà chorus. Zappa sui piedi vol. II, questa volta nudi. Non girerò poi il coltello nella piaga già resa dolente dal sale precedente, però qualcuno su questa triste terra mi dovrà dare una spiegare sensata dell’utilità nell’economia della canzona dell’imbarazzante “BLA-A-A-A-A-A-A-ME” cantato scimmiottando David Draiman dei Disturbed.

Qualche bel passaggio, qualche ritornello azzeccato (e non sempre nella sua totalità) come “Crowded in Silence”, ma è tutto il disco ad incepparsi di continuo. Un passo avanti, due indietro. E se il ritornello precedentemente detto risultava convincente, strofa e cantato successivi risultano essere privi di mordente. Affossando una potenziale canzone positiva.

Qualche altra cosa positiva c’è “Burning The Summit” (nonostante l’imbarazzante acuto prima di un pezzo simil-groove) e la intrigante “Desolate”. Ma la cosa bizzarra è questa: sono due canzoni aggiunte alla versione europea come bonus track. No comment.

Se dal vivo sembrava quasi trasparire una minima speranza, da disco invece niente da fare. Condannati al “dolce limbo della mediocrità”.

Voto recensore
5
Etichetta: Agonia Records

Anno: 2018

Tracklist: “Devolutionize” “Bloody But Unbowed” “Blame” “Slaves To Silicon” “Superpredator” “Primal Scream” “Ten Thousand Ways” “The Church Of Me” “Cast Another Stone” “Crowned In Violence” “Burning The Summit” “Desolate” “Insufferable” (European bonus track) “Stand For Something” (European bonus track)
Sito Web: https://www.facebook.com/halcyonway/

Saverio Spadavecchia

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Capellone pentito (dicono tutti così) e giornalista in perenne bilico tra bilanci dissestati, musicisti megalomani e ruck da pulire con una certa urgenza. Nei ritagli di tempo “untore” black-metal @ Radio Sverso. Fanatico del 3-4-3 e vincitore di 27 Champions League con la Maceratese, Dovahkiin certificato e temibile pirata insieme a Guybrush Threepwood. Lode e gloria all’Ipnorospo.

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