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Exodus – Recensione: Blood In Blood Out

Senza voler offendere eventuali fan della voce di Rob Dukes, ma ascoltare ancora Steve “Zetro” Souza dietro al microfono in un disco degli Exodus vale già l’acquisto di “Blood In Blood Out” (il video), almeno per chi segue e ama la band degli inizio. Fin dai primi momenti la tonalità acidula e tagliente del vecchio Zetro comunica la sensazione di aver di fronte un disco come si deve; un album non necessariamente intriso di quella immediatezza che aveva reso grandi i capolavori del passato, o anche il valido “Tempo Of The Damned”(la recensione), ma pur sempre un disco thrash di quelli che sanno dove andare a parare e che quando beccano il riff giusto sono in grado di risvegliare i morti.

È sicuramente così per i brani più diretti, come la fucilata intitolata come il disco, o la più groovy “Salt In The Wound” (il video) e la favolosa “Wraped In The Arms Of Rage”, ma anche per molti riff sparsi in song comunque più lunghe ed elaborate, come ad esempio “Numb” o “Food For The Worms” (veramente ottima!).

A dire il vero ci sembra proprio questo alla lunga il volto migliore di “Blood In Blood Out”, sia perché di thrash diretto e quadrato ne sentiamo e ne abbiamo sentito letteralmente una quantità esagerata, sia perché sono proprio le canzoni con più materiale musicale quelle in cui lo stile personale dei musicisti puoi farsi apprezzare con maggiore evidenza.

Una song schiacciasassi come “Body Harvest” la dice tutta a proposito: in sei minuti ci sono riff vorticosi, armonizzazioni intense, assoli e cambi di ritmo sempre incastrati a dovere, tutto presentato con una naturalezza che solo i maestri possono permettersi di sfoggiare.

Anche in questo caso ci pare che a far la differenza rispetto ai dischi appena precedenti sia, oltre alla palese intenzione di essere più diretti nel songwriting, proprio la grande capacità di Mr. Souza nel cantare linee vocali in grado di restare in testa in breve tempo, cosa che invece il pur volenteroso Dukes non era riuscito a fare nelle ultime uscite (anche se a dire il vero l’arzigogolare delle song non facilitava certo il compito).

Per il resto non c’è molto da aggiungere, sono gli Exodus: il suono spacca (c’è sempre Andy Sneap alla produzione), le canzoni pure, e anche se tanti passaggi rimandano a qualcosa di già sentito in passato non c’è comunque da far troppo gli schizzinosi. Un gran bel rientro sulle scene e adesso non dobbiamo che aspettare di goderceli nella dimensione live con la line-up completa.

Voto recensore
7,5
Etichetta: Nuclear Blast

Anno: 2014

Tracklist:

01. Black 13
02. Blood In Blood Out
03. Collateral Damage
04. Salt The Wound
05. Body Harvest
06. BTK
07. Wrapped In The Arms Of Rage
08. My Last Nerve
09. Numb
10. Honor Killings
11. Food For The Worms


Sito Web: http://exodusattack.com/

riccardo.manazza

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Incapace di vivere lontano dalla musica per più di qualche ora è il “vecchio” della compagnia. In redazione fin dal 2000 ha passato più o meno tutta la sua vita ad ascoltare metal, cominciando negli anni ottanta e scoprendo solo di recente di essere tanto fuori moda da essere definito old school. Il commento più comune alle sue idee musicali è “sei il solito metallaro del cxxxo”, ma d'altronde quando si nasce in piena notte durante una tempesta di fulmini, il destino appare segnato sin dai primi minuti di vita. Tra i quesiti esistenziali che lo affliggono i più comuni sono il chiedersi il perché le band che non sanno scrivere canzoni si ostinino ad autodefinirsi prog o avant-qualcosa, e il come sia possibile che non sia ancora stato creato un culto ufficiale dei Mercyful Fate.

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  1. Giovanni Messere

    Solito Thrash senza fronzoli.

    Reply

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