Accept – Recensione: Blind Rage

C’è un vecchio adagio popolare che si adatta perfettamente a questa uscita targata Accept: nessuna nuova, buona nuova. Dopo due album di successo e ottimi per tenere alto il nome di una delle maggiori istituzioni del metal mondiale, non era sicuramente il caso di azzardare cambiamenti e, con la solidità inappuntabile tipica del hard & heavy mittel-europeo, “Blind Rage” non solo ripropone quanto di buono fatto in quelle uscite, ma addirittura riavvicina ancor di più il songwriting a quello classico del gruppo.

La formazione rimane la stessa, ancora più compattata dietro alla voce ruvida dell’ultimo arrivato Mike Tornillo, che ormai si è guadagnato i gradi di titolare, e sempre ben supportata dalla presenza in sala d’incisione di un mago come Andy Sneap. Splendida la base ritmica Baltes/Schwarzmann, ma come sempre è la coppia di chitarre a rubare la scena; Wolf Hoffman, in particolare, incastona assoli e rifiniture di una classe cristallina, mentre Herman Frank produce riff su riff con una precisione calibrata al millimetro.

Ogni canzone muove i propri passi all’interno del sound che tutti conosciamo: “Stampede” (il video) è poderoso heavy metal, dall’incedere martellante e dal chorus pungente. Una ricetta incentrata sulla classica abbinata potenza e melodia che riveste altri brani, come la veloce “Trail Of Tears”, la scattante “Bloodbath Mastermind” e la aggressiva “Final Journey”.

Rispetto ad un disco come “Stalingrad” (la recensione) c’è però una più puntuale ricerca melodica, evidente in canzoni dall’anima rock come la ottima ballad “Wanna Be Free”, il mid tempo trascinante di “Dark Side Of My Heart” e l’hard epico di “From The Ashes We Rise” .

Un lato, quello epico, che ritroviamo in parecchie song: ne sono infatti impregnate la corposa “Dying Breed” (brano dal chorus accattivante e dall’armonia neoclassica) e soprattutto “Fall Of The Empire” e la bella “The Curse”.

Se la struttura delle tracce e la composizione non si spingono certamente oltre i confini sicuri degli standard del genere, bisogna comunque riconoscere agli Accept una notevole capacità nel far rendere al meglio certe sonorità e nel lavorare sui dettagli in modo da non far suonare l’insieme esageratamente scontato e quadrato. Un risultato più che apprezzabile per una band in giro da quasi quarant’anni.

Voto recensore
8
Etichetta: Nuclear Blast

Anno: 2014

Tracklist:

01. Stampede
02. Dying Breed
03. Dark Side Of My Heart
04. Fall Of The Empire
05. Trail Of Tears
06. Wanna Be Free
07. 200 Years
08. Bloodbath Mastermind
09. From The Ashes We Rise
10. The Curse
11. Final Journey


Sito Web: http://www.acceptworldwide.com/

riccardo.manazza

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Incapace di vivere lontano dalla musica per più di qualche ora è il “vecchio” della compagnia. In redazione fin dal 2000 ha passato più o meno tutta la sua vita ad ascoltare metal, cominciando negli anni ottanta e scoprendo solo di recente di essere tanto fuori moda da essere definito old school. Il commento più comune alle sue idee musicali è “sei il solito metallaro del cxxxo”, ma d'altronde quando si nasce in piena notte durante una tempesta di fulmini, il destino appare segnato sin dai primi minuti di vita. Tra i quesiti esistenziali che lo affliggono i più comuni sono il chiedersi il perché le band che non sanno scrivere canzoni si ostinino ad autodefinirsi prog o avant-qualcosa, e il come sia possibile che non sia ancora stato creato un culto ufficiale dei Mercyful Fate.

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