Scott Weiland And The Wildabouts – Recensione: Blaster

Tutti conosciamo Scott Weiland l’ex frontman degli Stone Temple Pilots e Velvet Revolver e la sua lunga lotta contro i demoni del passato, le droghe e gli eccessi che per lungo tempo hanno caratterizzato parte della sua vita e che anche di recente lo hanno portato ad avere un comportamento alquanto irrispettoso nei confronti di alcuni fan ad un meet and greet a Boston (quì le sue scuse). Questa volta però il turbolento singer fa parlare di se per un nuovo album in studio, questo “Blaster” composto insieme alla sua nuova band i The Wildabouts, ma a gettare un’ombra a questo platter ci pensa purtroppo la notizia dell’improvvisa morte del chitarrista e amico Jeremy Brown alla vigilia proprio della sua uscita.

In queste dodici composizioni Weiland mette a nudo se stesso e va alla ricerca delle sue radici più intime e profonde  e lo fa riscoprendo l’amore per la musica degli anni settanta, in particolar modo prendendo come modello il suo idolo indiscusso David Bowie e in un brano come “Blue Eyes” gli paga omaggio in maniera molto esplicita. Anche “Way She Moves” ha un retrogusto figlio dei seventies e delle sonorità care a Marc Bolan e ai suoi T.Rex, mentre l’iniziale e incalzante “Mozilla” è una track ruvida e sinuosa che ci ricorda il Weiland del passato e i suoi trascorsi negli Stone Temple Pilots. “Hotel Rio” è uno dei migliori brani presenti, ruffiano e grintoso allo stesso tempo e ha tutte le caratteristiche per essere un potenziale successo radiofonico e non da meno è “White Lightning”, pezzo robusto e ipnotico dove la voce graffiante di Weiland la fa da padrona. C’è anche tempo per la cover di “20th Century Boy” dei T. Rex che a dire il vero è abbastanza trascurabile, mentre la conclusiva e delicata “Circles” ci fa vedere il lato più melodico di questo artista controverso e sempre sul filo del rasoio.

Un debutto questo “Blaster” che segna la rinascita e il ritorno in pista di Weiland affiancato da una band di tutto rispetto che lo completa e gli ha regalato nuova linfa e input per reinventarsi, un album sicuramente non di facile assimilazione ma che invece necessita di svariati ascolti per poter scoprire tutte le sue mille sfaccettature e soprattutto un gradito ritorno di un grande frontman che almeno questa volta farà parlare di se soltanto per la sua musica.

Voto recensore
7
Etichetta: Softdrive Records

Anno: 2015

Tracklist:

01. Modzilla
02. Way She Moves
03. Hotel Rio
04. Amethyst
05. White Lightning
06. Blue Eyes
07. Bleed Out
08. Youth Quake
09. Beach Pop
10. Parachute
11. 20th Century Boy
12. Circles


Sito Web: http://www.scottweiland.com/

eva.cociani

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Amo la musica a 360 gradi, non mi piace avere etichette addosso, le trovo limitanti e antiquate, prediligo lo street, il glam e anche il goth, ma non disdegno nulla basta che provochi emozioni. Ossessionata dalle serie tv, dalla fotografia, dai viaggi e dai live show mi identifico con il motto: “Live the life to the fullest”.

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