Black Stone Cherry – Recensione: Family Tree

“One – Two – Three – Four” e la canzone parte con un riff deciso, rotondo e decisamente “americano”. I Black Stone Cherry scelgono di ripresentarsi ai propri fan in maniera sfacciata, “aggredendo” chi ascolta in maniera decisa. “Bad Habit” è infatti la migliore traccia d’apertura desiderabile, carica di energia, melodica e vibrante: un deciso pezzo di bravura per i 4 del Kentucky.

A non troppo dall’acclamato “Kentucky” i 4 di Edmonton colpiscono nel segno. Ancora una volta.

Southern rock ed impressioni hard rock venate a tratti da un certa melancolia “grunge” (prendete questo termine nel senso più ampio possibile): questi gli ingredienti del cocktail servito da Chris Robertson e soci. Una miscela che la senti potente quando con “Burnin’” le notte penetrano nelle orecchie, quando il sound delle chitarre incalza ed inchioda alla sedia di chi ascolta per intensità e dinamismo. Qualche spruzzata Aerosmith qua e là, ma non saremo certo noi a lamentarci di questo perché la canzone centra decisamente il suo obbiettivo.

“New Kinda Feelin’” invece gioca molto sulle note di un pianoforte che raccordano chorus e strofa con un bel basso in evidenza. Una canzone carica di groove, divertente per essere suonata dal vivo.  “Carry Me On Down The Road” invece è 110% sourthern rock: con richiami alle varie leggende a stelle e strisce. Qui su tutti i Lynyrd Skynyrd.

Bella “My Last Breath”, che ricalca lo spirito di quelle canzoni rock tipicamente americane dove il blues diventa fiume potente che travolge l’ascoltatore. Una ballad, dove il chorus avvolgente viene accompagnato da un coro gospel che non può far altro che emozionare. Forse studiata a tavolino? Poco male, perché in questo caso la canzone funziona davvero bene e resta incollata alla pelle e perfezione.

Da segnalare “Dancin’ In The Rain” dove oltre a Robertson c’è la presenza della leggenda Warren Hayes, direttamente dai The Allman Brothers Band e Gov’t Mule alla voce ed alla chitarra. Una canzone prevedibile dal primo all’ultimo secondo, ma è proprio questa la sua forza: ogni riff di chitarra, ogni crescendo emozionale e nota del solo è lì dove dovrebbe essere. L’esempio perfetto di come “nuovo e vecchio” si comprenitino a dovere, dove ogni traccia di quello che è stato rimane radice viva, nutrita dalla passione di una band che pur non rischiando vince la sfida di una tradizione rock tipicamente americana. Ed è forse questa è stata la vera scommessa vinta dai 4 di Edmonton.

Bella anche “You Got The Blues” dove, all’età di 5 anni, debutta il figlio del cantante Chris Robertson introducendo con la sua voce un blues carico di groove.

Chiusura con hammond con la title track, dove l’ispirato singer Chris Robertson canta “The southern blood is thick as mud”. Un pezzo di bravura che mischia southern rock ed attitudine rock più “moderna”, e con un verso finale del chorus a ricordare l’orgoglio di una band per la propria terra e le propria terra: “Bury me beneath the family tree, you know I never really wanted to leave”.

Amore per la propria terra, per le proprie radici ( qualunque esse siano) e per la propria famiglia: una miscela di orgoglio e musica che parla a tutto il mondo.

Voto recensore
7,5
Etichetta: Mascot Records

Anno: 2018

Tracklist: 01. Bad Habit 02. Burnin’ 03. New Kinda Feelin 04. Carry Me On Down The Road 05. My Last Breath 06. Southern Fried Friday Night 07. Dancin’ In The Rain (feat. Warren Haynes) 08. Ain’t Nobody 09. James Brown 10. You Got The Blues 11. I Need A Woman 12. Get Me Over You 13. Family Tree
Sito Web: http://www.blackstonecherry.com/

Saverio Spadavecchia

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Capellone pentito (dicono tutti così) e giornalista in perenne bilico tra bilanci dissestati, musicisti megalomani e ruck da pulire con una certa urgenza. Nei ritagli di tempo “untore” black-metal @ Radio Sverso. Fanatico del 3-4-3 e vincitore di 27 Champions League con la Maceratese, Dovahkiin certificato e temibile pirata insieme a Guybrush Threepwood. Lode e gloria all’Ipnorospo.

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