Gotthard – Recensione: Bang!

Lo avevamo già anticipato nell’intervista a Nic Maeder, e adesso lo possiamo dire in modo più ampio. È vero, nel loro nuovo album, il secondo con il cantante svizzero – australiano, i Gotthard hanno azzardato un po’ di più; o meglio, hanno mantenuto una serie di caratteristiche tipiche del loro sound, lasciandole praticamente immutate, e poi sono riusciti a piazzarti una serie di assi di briscola quando meno te lo aspetti. “Bang!”, lo dice il titolo, è un’esplosione: di sentimenti, di stili e di entusiasmo, è chiaramente un album scritto in modo ragionato, pieno di sensazioni, per la maggior parte serene, se non esattamente gioiose, che la band condivide con i propri fan con la spontaneità e la semplicità che li ha sempre contraddistinti.

Alcuni hanno storto il naso di fronte a “Feel What I Feel”, primo singolo estratto dall’album, ritenendola forse figlia di una produzione troppo plasticosa, oltre che troppo legata alle tastiere, che finiscono quasi per sovrastare la chitarra. In realtà “Feel What I Feel” è l’esempio emblematico di quasi tutti i brani di “Bang!”, che in un primissimo momento lasciano spiazzati e interdetti ma, dopo un numero infinitesimale di ascolti, ti si stampano in mente con i loro ritornelli accattivanti e i loro riff solidi e non si dimenticano più. Ritornelli azzeccati anche per “My Belief”, per l’ironica “Mr. Ticket Man”, per “Spread Your Wings” e per “Get Up ‘N’ Move On”, tutti pezzi in linea con quello che I Gotthard, in oltre vent’anni di carriera, ci hanno trasmesso ed insegnato ad amare. È vero anche, però, che la voce di Nic Maeder tende a rimanere su registri medi e medio-bassi, ma questo non sminuisce per niente il valore delle parti vocali e anzi le arricchisce di certe sfumature sensuali che non guastano.

Oltre ai ritornelli da impatto immediato e a riff spesso più heavy del solito, come quelli che compongono “Jump The Gun” e l’ottima “Spread Your Wings”, c’è spazio per una serie di esperimenti. Si comincia con la delicata “C’Est La Vie”, intenso dialogo tra voce e fisarmonica dove Nic Maeder ci incoraggia a perseguire i nostri sogni e a non lasciarci abbattere dalle ventate di pessimismo che ci orbitano attorno e ci spingono verso il basso. Si continua con l’altra ballad, “Maybe”, dove Nic Maeder duetta con una voce femminile, quella dell’angelica Melody Tibbits, che poi ritroveremo anche in un’altra situazione. Questo ci permette di evidenziare ancora come “Bang!” sia un album pieno di contrasti, che sa alternare bene parti pesanti come picconate e altre delicate come aliti di vento, un contrasto non semplice ma riuscito con punteggio pieno.

Per finire, cosa ci fa un pezzo da undici minuti in un album di una band hard rock? Eccoci arrivati a “Thank You”, novità principale e bomba emotiva che, con un trasporto fuori dal comune, accompagna l’ascoltatore dentro un momento molto personale della vita di Leo Leoni (la malattia e morte della madre). Il pezzo è a sua volta un insieme di stili, con alti e bassi lungo tutto il suo sviluppo, dove la parte cantata (in cui l’autore ringrazia la persona cara per tutto il tempo che hanno potuto passare assieme ed esprime il suo rimpianto per non essere riuscito a dirle tutto l’affetto che prova per lei) è minima rispetto a un’orchestrazione di strumenti ad arco e a fiato su cui si incastrano chitarra elettrica e cori femminili, in un crescendo emotivo determinato dalla fusione tra hard rock e musica classica, che è anche difficile da raccontare e va ascoltato e vissuto con tutta l’intensità e la forza che si sprigionano dal pezzo, oltre che, naturalmente, da tutti gli altri dell’album. “Bang!” contiene quindi una serie di cose che non ci aspetteremmo di trovare, ma che contribuiscono solo a rendere migliore un lavoro ispirato, che diverte e fa commuovere a più riprese. Davvero niente male.

Voto recensore
8.5
Etichetta: Pias

Anno: 2014

Tracklist:

01. Let Me In Katie
02. BANG!
03. Get Up ‘N’ Move On
04. Feel What I Feel
05. C’Est La Vie
06. Jump The Gun
07. Spread Your Wings
08. I Won’t Look Down
09. My Belief
10. Maybe
11. Red On A Sleeve
12. What You Get
13. Mr. Ticket Man
14. Thank You

Bonus tracks (digipack/LP edition)

15. I Want It All
16. You Can’t Stop Me


Sito Web: http://gotthard.com/en/

anna.minguzzi

view all posts

Va molto fiera del fatto di essere mancina e di essere nata a San Giovanni in Persiceto, paese della provincia bolognese. Ha scritto le sue prime recensioni a dodici anni durante un interminabile viaggio in treno e da allora non ha quasi più smesso. Quando non scrive o non fa fotografie legge, va a teatro, canta in due cori, va in bicicletta, guarda telefilm, mangia Pringles, beve the e di tanto in tanto dorme. Ci tiene a ribadire che adora i Dream Theater, che ha visto dal vivo almeno venti volte, e se non assiste ad almeno un concerto ogni settimana va in crisi di astinenza.

3 Comments Unisciti alla conversazione →


  1. Capitan Andy

    ….non mi andrebbe di parlare male dei mitici gotthard che ho sempre considerato la piu’ bella realta’ europea dal 1992 al 2010….10 album uno piu’ bello dell’altro con un crescendo davvero impeccabile…poche band ,anche degli anni ’80, hanno all’attivo cosi’ tante canzoni belle per ogni album come i gotthardoni! …Il dopo Steve Lee pero’ sta diventando veramente arduo!!! se in firebirth erano contenuti ancora grandi pezzi con un ottima ispirazione con questo bang sfioriamo quasi il flop totale!!! i brani onestamente sono troppo insufficenti dal punto di vista del songwriting e anche la produzione e’ molto discutibile…se per il bel singolo feel what i feel era ottimale per il resto dell’album si sente un notevole risparmio di budget! Nic addirittura sembra cantare in un altra stanza amalgamandosi poco con gli strumenti….forse la nuclear blast faceva la differenza??? ma…fatto sta che per la prima volta sono davvero poche le canzoni che mi convincono! ma si sa…c’e’ sempre una prima volta!!! le battaglie non sempre si possono vincere!

    Reply
  2. giulio

    Ho letto 4 recensioni diverse di questo Bang e ho notato una difformità di giudizi imbarazzante.
    ho ascoltato gia 4 volte la nuova fatica dei fantastici Gotthard.
    devo dire che, da subito, Firebirth mi è apparso migliore
    Bang e molto diverso, quasi tortuoso da ascoltare.
    Se il singolo, a mio avviso, è un pezzo da 90, tutto il resto è un altalena non perfettamente riuscita di emozioni. Si passa infatti a dei lenti di buona fattura (seppure non belli come nel passato) e canzoni granitiche che però a mio avviso non lasciano il segno.
    Mi aspettavo di più, sinceramente, anche se adoro questa band!

    Reply
  3. Flavio

    i Gotthard sono un’altra cosa…
    sicuramente un bel disco, ma lontano dalla maturità compositiva e verace della band ai fasti dell’Irraggiungibile Steve Lee…

    Se Coverdale andasse via degli Whitesnake e chiamassero Joey tempest?

    Mi aspettavo di più… 8,5? ma stiamo parlando dello stesso disco?
    furbetti i Gotthard… stavolta mi avete fregato… Un singolo da HIT e il resto? poca roba… abbastanza anonimo!

    GOTTHARD = fino a Need to believe… quello che viene dopo… è un’altra cosa… per lo più anonima!

    Reply

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Login with Facebook:
Login