Babymetal – Recensione: Babymetal

Premessa
Le Babymetal: chi nel campo metal odierno non le ha sentite nominare di recente?
Queste 3 idol giapponesi sono riuscite a dividere i fan del metal come Mosè fece con le acque: chi le odia e le considera un’offesa, e chi le adora e riesce a prendere il metal in maniera non troppo seria.
Il gruppo si forma nel 2010 ma sforna il primo album solo nel 2014, che arriverà in Europa il 29 maggio del 2015. L’album omonimo è una raccolta di 13 canzoni, alcune già presentate precedentemente come singoli negli anni passati.
Il genere è definito come “kawaii-metal” (metal-puccioso), ma l’album presenta un grande range di generi probabilmente studiato a tavolino per attirare più fan possibili, come se non bastasse già il concetto in sè di idol-metal. Incominciamo col proporvi una recensione “track by track” di ciò che propone questo album, con tutte le differenze e i clichè da metallari che può presentare.

Babymetal Death apre l’album, si tratta di un pezzo symphonic death e probabilmente  il più pesante del disco che potrebbe essere facilmente scambiato per un qualunque altro gruppo death fino a quando le 3 idol iniziano a cantare, presentandosi con il proprio nome d’arte (Yui-Metal, Sui-Metal, Moa-Metal).
Segue Megitsune, ultimo singolo e uno dei pezzi più riusciti dell’album. Con un intro di guqin (una specie di arpa sdraiata e suonata pizzicando), la canzone, molto “catchy”, cantata principalmente da Yu-metal con le altre 2 idol come coriste, richiama un heavy-metal moderno con breakdown metalcore in mezzo, il tutto condito da svariati synth che rendono la canzone parecchio orecchiabile.
Gimme-Chocolate presenta un inizio thrash-metal che sfocia in un ritornello parecchio pop melodico, con un synth meno invadente. Nel mezzo della canzone è presente uno shredding ‘solo non indifferente e per rendere il tutto decisamente trash, il testo della canzone parla della dipendenza di una ragazza dal cioccolato e il conseguente problema col suo peso fisico.
Li-Ne: pezzo electronic-core (ma esiste?) dove il synth la fa da padrone, degno delle discoteche della riviera, che propone un intermezzo rap, un breakdown metal da far impallidire con assolo incorporato, chiusura dance-pop con sottofondo di doppio pedale: non credo esista nulla di più assurdo.
Benitsuki-akatsuki: inizio da ballad che poi sfocia sul power-metal, presenta una buona e ben eseguita perfomance di Yu-metal, probabilmente aiutata anche dalle magie dello studio. Il pezzo ricorda brani tipici di gruppi come Blind Guardian e Gamma Ray.
Doki-Doki Morning è il primo singolo uscito: molto melodico e molto catchy, con qualche riff di chitarra distorta e synth a tutto spiano, parti vocali degne delle sigle dei cartoni animati giapponesi e un video musicale inquietante come solo i giapponesi sanno fare.
Onedari Daisakusen: dal gusto fortemente nu-metal con qualche influenza industrial, cantata principalmente dalle 2 piccole coriste, parecchie parti della canzone ricordano i Limp-Bizkit, sopratutto sul lavoro delle chitarre.
4 no Uta inizia come un pezzo thrash metal per poi sbocciare in breakdown metalcore e momenti reggae, il testo parla di come il quattro non debba essere associato a qualcosa di brutto (in giapponese il termine “shi” si può leggere sia come “quattro” che come “morte”) ma debba essere il numero della felicità (l’altra lettura del quattro e quella più comunemente usata, è “yon”).
Uki Uki Midnight è un mid-tempo mischiato a del dub-step e condito come al solito con synth e parti vocali catchy, mentre Catch me if you can è introdotta da campane notturne per poi sfociare in un riffing molto industrial con alternati vocal growl. A metà del pezzo troviamo un intervallo happy-metal degno dei Freedom Call, seguito poi da un tappeto di doppio pedale. Il pezzo parla di due giochi giapponesi simili a nascondino e ad acchiapparella, la parte strumentale rende bene l’idea.
Akumu no Rinbukyoku può sembrare una canzone dei Periphery, riffing serrato per tutto il pezzo accompagnato da un pianoforte, Yu-Metal esegue delle linee vocali vagamente malinconiche. Pezzo strumentalmente interessante e ispiranto dal movimento djent.
Headbanger!: Pezzo speed-thrash è reso un po’ più melodico dalle tastiere di sottofondo. Impossibile non fare headbanging quando il batterista comincia a pestare sul doppio pedale.
Infine abbiamo le ultime due canzoni, Ijime, Dame, Zettai e Road of Resistance. La prima canzone, ovvero il terzo singolo e pezzo di chiusura dell’album nella stesura giapponese, è introdotta da pianoforte e vocalizzi che vengono seguite da un speed-metal melodico, la linea vocale è spalleggiata dalle coriste, che fanno buona presenza anche gli assoli tecnici e veloci. Mentre invece l’ultima è nata dalla collaborazione delle Babymetal con Herman Li e Sam Totman dei Dragonforce, artefici anche della stesura del brano.

Conclusioni
Album interessante con tantissime sfumature del metal che possono o non possono piacere, personalmente lo trovo ascoltabile e senza impegni, la sezione strumentale è parecchio degna di nota e il cantato pop non è così insopportabile come potrebbe sembrare.
Un ascolto lo merita, poi magari lo si può anche cestinare.

Voto recensore
7
Etichetta: BMD Fox Records

Anno: 2014

Tracklist:

01. Babymetal Death 5:48
02. Megitsune (メギツネ) – 4:09
03. Gimme choco!! (ギミチョコ!!) 3:53
04. Ii ne! (いいね!) – 4:10
05. Benitsuki - Akatsuki (紅月-アカツキ-) 5:27
06. Dokidoki morning (ド・キ・ド・キ☆モーニング) 3:45
07. Onedari daisakusen (おねだり大作戦) 3:17
08. 4 no uta (4の歌) 4:05
09. Ukiuki midnight (ウ・キ・ウ・キ★ミッドナイト) 3:20
10. Catch Me If You Can (Catch me if you can) 3:57
11. Akumu no rondo (悪夢の輪舞曲) 3:37
12. Headbanger!! (ヘドバンギャー!!) 4:02
13. Ijime, dame, zettai (イジメ、ダメ、ゼッタイ) 6:06


Sito Web: http://en.babymetal.jp/home/

marcella.fava

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Marcella Fava nasce a Reggio Emilia il 30 aprile 1988. Figlia d’arte, il padre è Antonio Fava, grande scrittore, regista, ma soprattutto attore teatrale e insegnate di Commedia dell’Arte di fama mondiale. La sua prima macchina fotografica è la polaroid di Barbie, all’età di 6 anni, che tutt’ora utilizza per divertimento. Le fotografie vengono fuori di qualità scarsa dati gli anni che ha, ma contengono tanta tenerezza e tanto affetto. Frequenta e si diploma presso il Liceo D’arte “Paolo Toschi” di Parma, a seguire il Centro Sperimentale di Fotografia “Ansel Adams” di Roma fino ad ottenere il Postgraduate Certificate in Professional Studies – Photography presso il Central Saint Martins – College of Art And Design di Londra, specializzandosi in reportage e fotografia analogica. Attualmente è fotografa a tempo pieno con sede a Reggio Emilia (anche se non si nega viaggi reportagistici in girando il mondo) e scatta per Metalus.it da circa 4 anni, unendo insieme alla fotografia l'altra sua grande passione, la musica!

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