Hate – Recensione: Auric Gates Of Veles

In poco meno di quaranta minuti gli Hate proseguono la corsa verso l’olimpo del death metal contemporaneo. Una corsa furiosa, che si trasforma in assalto all’arma bianca sin dalle prime note di “Auric Gates Of Veles”. Una band che continua a crescere e diventa una “macchina – metal” quasi perfetta.

Un death “sporcato” da contaminazioni black, che non perde l’obbiettivo di essere teso e drammatico. Il quartetto guidato da Adam Buszko non fa scivolare la concretezza del precedente lavoro “Tremendum”, e riesce a fare di meglio rispetto al recente passato. Due gli esempi da portare: la disperata “Seventh Manvanthara” e “Sovereign Sanctity”. La prima una corsa disperata, mentre la seconda un turbine di emozioni più articolate capace di legare tempi medi ed aggressione chirurgica.

Decisamente convincente anche “Path To Arkhen”, dal piglio più tipicamente black, che non lascia respirare l’ascoltatore, che si perde nella voce disperata del leader della band polacca. Un canto cupo che viene retto dall’aggressività delle chitarre (sia in fase ritmica che durante le parti soliste) e dalle frustate di batteria.

L’apice del disco però si raggiunge con la title track, che in 5 minuti e 30 secondi raccorda (e racconta) tutto il pensiero musicale degli Hate: rabbia, odio (appunto), aggressività e determinazione. Una canzone dai tempi decisamente meditati, ma che cresce a dismisura secondo dopo secondo rimanendo nei ranghi del mid-tempo. Subito dopo ecco “Salve Ignis” che ribalta le emozioni della canzone precedente e colpisce al collo dell’ascoltatore con cinica crudeltà. Accelerazioni, frenate ed una costante sensazione di equilibrio precario.

Tappa finale la bordata tipicamente death (probabilmente la canzone più canonica del lotto) di “Generation Sulphur”, che chiude le ostilità in maniera netta, senza lasciare spazio a troppe sorprese o “trucchetti” da quattro soldi.

Per chi scrive una conferma, per tutti gli altri una possibile scoperta.

Etichetta: Metal Blade Records

Anno: 2019

Tracklist: “Seventh Manvantara” “Triskhelion” “The Volga’s Veins” “Sovereign Sanctity” “Path To Arkhen” “Auric Gates Of Veles” “Salve Ignis” “Generation Sulphur”
Sito Web: https://www.facebook.com/HATEOFFICIAL/

Saverio Spadavecchia

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Capellone pentito (dicono tutti così) e giornalista in perenne bilico tra bilanci dissestati, musicisti megalomani e ruck da pulire con una certa urgenza. Nei ritagli di tempo “untore” black-metal @ Radio Sverso. Fanatico del 3-4-3 e vincitore di 27 Champions League con la Maceratese, Dovahkiin certificato e temibile pirata insieme a Guybrush Threepwood. Lode e gloria all’Ipnorospo.

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