Art Of Anarchy – Recensione: Art Of Anarchy

Dietro il monicker degli Art Of Anarchy si celano nomi noti di gran prestigio come l’iconico frontman Scott Weiland (Stone Temple Pilots, Velvet Revolver), il lead guitarist Ron “Bumblefoot” Thal dei Guns N’ Roses, il bassista John Moyer dei Disturbed e i fratelli gemelli Jon Votta alla chitarra e Vince Votta alla batteria. Questo progetto è nato dall’amicizia lunga diciotto anni che lega Bumblefoot ai fratelli Votta e risalente ai loro trascorsi nella scena newyorkese, quindi questo album di debutto ne è la logica conseguenza. Al microfono troviamo l’inconfondibile ugola di Scott Weiland che stando alle sue recenti dichiarazioni non fa parte del gruppo, anzi ha asserito di  aver solo contribuito alla realizzazione del disco scrivendo dei pezzi e registrando le linee vocali ma che la sua priorità sono la sua band i The Wildabouts con cui ha da poco pubblicato “Blaster”. Quindi salvo conferme o nuove smentite da parte del tormentato vocalist la formazione attualmente è sprovvista di un frontman per eventuali future date live.

Ma torniamo ad “Art Of Anarchy” che si rivela essere un album molto compatto e potente, una cascata di note che prende il meglio del grunge e quindi di un retaggio del passato molto importante  e lo attualizza in una chiave più moderna, più attuale, davvero al passo con i tempi. L’album non ha momenti di cedimento , dopo un breve intro molto d’atmosfera in cui una chitarra latineggiante cerca di sovrastare il suono incessante della pioggia veniamo travolti da “Small Batch Whiskey”, un pezzo ipnotico, caratterizzato da una ritmica quasi ossessiva in cui la voce di Weiland si sposa alla perfezione al pezzo. “Time Everytime” è un brano dal ritmo vertiginoso e la musica è trascinante impreziosita da un convincente assolo nella parte centrale che smussa il sound spigoloso e vibrante del pezzo, mentre “Get On Down” è una composizione più ariosa, dal forte impatto emozionale e dal groove vincente. “Grand Applause” è sicuramente la track più rocciosa di questo “Art Of Anarchy” ed è una vera e propria sorpresa sentire un Weiland che accantona il suo tipico timbro graffiante per cimentarsi in un cantato così aggressivo e se vogliamo dire anche insolito per le sue corde. Molto d’effetto anche il convincente assolo di chitarra da parte di Bumblefoot che riesce a lasciare il suo tocco personale anche in questa occasione. “Till The Dust” ricorda i migliori Stone Temple Pilots dalle melodie dolci e sofferte sorrette da un cantato caldo ed emozionante che fa vibrare l’anima.

Altro gioiellino è “Superstar” un brano che racchiude la vera essenza della band e che mostra tutte le sue mille sfaccettature, una composizione che sa essere aggressiva e potente, ma anche ritmata al punto giusto e sorretta da un wall of sound a dir poco micidiale, da segnalare che Bumblefoot è presente nell’album anche in veste di produttore ed ingegnere del suono e non solo come chitarrista. La conclusiva ed eccellente “The Drift” sigilla un platter dall’assoluto valore che ha la sua propria identità ben definita e che non smette di stupire ascolto dopo ascolto. L’arte dell’anarchia ha fatto centro. Buy or die!

Voto recensore
8
Etichetta: Another Century

Anno: 2015

Tracklist:

01. Black Rain
02. Small Batch Whiskey
03. Time Everytime
04. Get On Down
05. Grand Applause
06. Till The Dust
07. Death Of It
08. Superstar
09. Aqualung
10. Long Ago
11. The Drift


Sito Web: http://www.artofanarchyband.com/

eva.cociani

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Amo la musica a 360 gradi, non mi piace avere etichette addosso, le trovo limitanti e antiquate, prediligo lo street, il glam e anche il goth, ma non disdegno nulla basta che provochi emozioni. Ossessionata dalle serie tv, dalla fotografia, dai viaggi e dai live show mi identifico con il motto: “Live the life to the fullest”.

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