Hexvessel – Recensione: All Tree

Dopo un album come “When We Are Death”, le aspettative su di un nuovo capitolo degli Hexvessel erano indubbiamente molto alte, considerata anche una discografia di livello sempre saldo sopra la media. Mannaggia agli artisti e alla loro imprevedibilità, questa volta Mat “Kvhost” McNerney delude chi attendeva con ansia un’altra perla di vintage rock tinto di nero e mischia le carte in tavola. “All Tree” recupera a suo dire le radici folk del progetto e propone nuove canzoni nello stile della ballad acustica.

Un plauso al coraggio, alla voglia/necessità di abbandonare la via facile, ma l’esperimento pare riuscito solo in parte. Certo una persona come Mat McNerney può vantare una certa multiculturalità e in questo senso “All Tree” lo riporta alle sue origini anglo-irlandesi, a quell’intreccio tra sonorità celtiche e folclore pastorale rilassate, bucoliche, di certo piacevoli ma con una leggera carenza di mordente.

Dal black metal d’avanguardia di Dødheimsgard e Code, al post punk/goth rock dei Beastmilk prima e dei Grave Pleasures dopo, il vocalist/chitarrista ha trovato negli Hexvessel la sua personale valvola di sfogo: questa volta, forse, vi era soltanto il bisogno di tributare la natura e di farlo in silenzio. E’ stupefacente quanto i toni di “All Tree” siano crepusclari e dimessi. L’album rilascia senza dubbio del bello, ma lo centellina, attraverso pezzi che purtroppo, in una visione d’insieme tendono a perdersi in uina monotonia di fondo, complici le variazioni ritmiche del tutto assenti e la linearità del mood.

Quando ciò non accade, si riaccende la fiamma della vecchia magia: “Changeling” è una gemma di shoegaze abbellita da un flauto notturno, mentre “Wilderness Spirit” indovina gli intrecci di violino e percussioni lanciandosi in una intrigante danza antica. “Birthmark” ridesta invece le memorie pinkfloydiane del post-Waters che avevano interessato la release precedente, rivelandosi uno dei pezzi più riusciti del lotto.

In definitiva un album godibile, ma da un musicista della levatura di Mat McNerney era lecito attendersi di più. Vedremo cosa vorrà fare in futuro.

Voto recensore
6,5
Etichetta: Century Media Records

Anno: 2019

Tracklist: 01. Blessing 02. Son Of The Sky 03. Old Tree 04. Changeling 05. Ancient Astronaut 06. Visions Of A.O.S. 07. Sylvan Sign 08. Wilderness Spirit 09. Otherworld Envoy 10. Birthmark 11. Journey To Carnac 12. Liminal Night 13. Closing Circles
Sito Web: www.hexvessel.com

andrea.sacchi

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Poser di professione, è in realtà un darkettone che nel tempo libero ascolta black metal, doom e gothic, i generi che recensisce su Metallus. Non essendo molto trve, adora ballare la new wave e andare al mare. Ha un debole per la piadina crudo e squacquerone, è rimasto fermo ai 16-bit e preferisce di gran lunga il vinile al digitale.

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