Helevorn – Recensione: Aamamata

“Aamamata” è il quarto album in studio degli Helevorn, un six-piece di Palma Di Maiorca figlio delle sonorità gothic/doom/death di fine ‘80/inizio ’90 (My Dying Bride su tutti, ma anche primi Paradise Lost e Novembers Doom) e attivo ormai da 20 anni, sebbene noto principalmente agli appassionati della scena.

Una band quindi longeva e assolutamente da scoprire che, al di là dei natali mediterranei, offre un sound intimo e malinconico che guarda molto di più ai prime movers inglesi e nordeuropei, per quanto ad oggi il sound abbia trasformato le influenze in caratteri personali. “Aamamata” è un platter che sarà percepito come familiare dai fruitori di questa costola del metal, con il suo mood crepuscolare e drammatico.

Un disco che punta in modo incisivo sull’impatto emozionale, come suggerisce l’opener “A Sail To Sanity”, un brano lento e guidato da una melodia appagante (ottimo il lavoro delle chitarre di Samuel Morales e Sandro Vizcaino) e che saggiamente alterna irrobustimenti in chiave death a momenti atmosferici. Si mette subito in luce la bella voce di Josep Brunet, che passa da un growl pieno e intenso a un suggestivo e profondo tono baritonale.

Un album dunque dalle sonorità che abbiamo definito familiari, questo sì, ma sempre in grado di elaborare al meglio le regole del genere. Ecco dunque che a tratti è contemplata una vena lievemente “dark-rock” e più user friendly (la dinamica “Forgotten Fields”, ma anche “Blackened Waves” sono in odore di Sentenced) e poi arrivano puntuali innesti sinfonici e atmosferici che rendono il tutto più teatrale.

E “teatrale” è il termine che ben definisce un brano vario dove si rincorrono le tastiere e voci narrate in più idiomi come “Mare Nostrum”, uno degli episodi più interessanti insieme alla granitica “The Path To Puya”, dove si sfiorano i lidi del funeral doom e alla conclusiva “La Sibil-la”, piacevole omaggio al folclore locale.

Un ottimo disco che bilancia svariate emozioni e strutture sonore del gothic-doom metal, consigliabile sia a chi lo preferisce in vesti lacrimevoli (My Dying Bride) che in altre più vivaci (Type O’Negative).

Voto recensore
7,5
Etichetta: BadMoodMan Music

Anno: 2019

Tracklist: 01. A Sail To Sanity 02. Goodbye, Hope 03. Blackened Waves 04. Aurora 05. Forgotten Fields 06. Nostrum Mare (Et Deixo Un Pont De Mar Blava) 07. Once Upon A War 08. The Path To Puya 09. La Sibil-la
Sito Web: http://www.helevorn.com/

andrea.sacchi

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Poser di professione, è in realtà un darkettone che nel tempo libero ascolta black metal, doom e gothic, i generi che recensisce su Metallus. Non essendo molto trve, adora ballare la new wave e andare al mare. Ha un debole per la piadina crudo e squacquerone, è rimasto fermo ai 16-bit e preferisce di gran lunga il vinile al digitale.

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