Cannibal Corpse – Recensione: A Skeletal Domain

Se c’è una band che death metal negli ultimi anni ha fugato ogni dubbio sulla propria capacità di portare avanti una carriera ricca di soddisfazioni e di qualità anche dopo tanti anni di attività, questi sono senza dubbio i Cannibal Corpse. “A Skeletal Domain” va infatti a fare compagnia alle ultime eccellenti uscite e si propone addirittura come l’album probabilmente meglio inciso dell’intera storia della formazione di Tampa.

Non stiamo infatti per ora più di tanto a raccontarvi quali siano le coordinate su cui si muove la composizione, visto che potrete ben immaginarlo da soli, ma ci piace sottolineare come, in un genere che spesso è stato accusato dai detrattori di essere troppo rumoroso e confusionario, i Cannibal Corpse hanno invece ormai raggiunto un livello qualitativo di pulizia d’esecuzione e, in questo caso, anche d’incisione, più che invidiabili.

Splendido è ad esempio il suono del basso: sempre perfettamente udibile e vera anima pulsante di una ritmica che appare probabilmente più lineare rispetto ad altre formazioni iper-tecniche a cui siamo ormai abituati di questi tempi, ma certamente meno difficile da seguire e di enorme impatto emotivo.

Non per questo il songwriting si può definire semplicistico, visto che sia il riffing serrato che i tanti cambi portano il marchio tipico delle migliori composizioni che la band ha saputo regalarci nel corso degli anni.

Se infatti alcuni brani puntano brutalmente sulla violenza, come le Slayer-related “Sadistic Embodiment”(il video) e “Bloodstained Cement” o la tiratissima “Icepick Lobotomy”, altri mettono in mostra un impatto più ragionato e corrosivo, come la lunga (per gli standard della band) e rocciosa “The Muderer’s Pact” (il video) e la ancora più lugubre title track.

Nel complesso “A Skeletal Domain” si può definire un lavoro completo, che ripropone elementi tipici del sound della band, ma inserendo qualche piccola variazione e senza ripetersi più di tanto all’interno della scaletta.

Un ritorno che è ben più di una semplice conferma, ma che riesce ancora una volta a spostare l’asticella della qualità generale un passettino più avanti. Risultato che solo le band al top possono permettersi di inseguire e raggiungere con la continuità dei Cannibal Corpse.

Voto recensore
8
Etichetta: Metal Blade Records

Anno: 2014

Tracklist:

01. High Velocity Impact Spatter
02. Sadistic Embodiment
03. Kill or Become
04. A Skeletal Domain
05. Headlong Into Carnage
06. The Murderer’s Pact
07. Funeral Cremation
08. Icepick Lobotomy
09. Vector Of Cruelty
10. Bloodstained Cement
11. Asphyxiate To Resuscitate
12. Hollowed Bodies


Sito Web: http://www.metalblade.com/cannibalcorpse/

riccardo.manazza

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Incapace di vivere lontano dalla musica per più di qualche ora è il “vecchio” della compagnia. In redazione fin dal 2000 ha passato più o meno tutta la sua vita ad ascoltare metal, cominciando negli anni ottanta e scoprendo solo di recente di essere tanto fuori moda da essere definito old school. Il commento più comune alle sue idee musicali è “sei il solito metallaro del cxxxo”, ma d'altronde quando si nasce in piena notte durante una tempesta di fulmini, il destino appare segnato sin dai primi minuti di vita. Tra i quesiti esistenziali che lo affliggono i più comuni sono il chiedersi il perché le band che non sanno scrivere canzoni si ostinino ad autodefinirsi prog o avant-qualcosa, e il come sia possibile che non sia ancora stato creato un culto ufficiale dei Mercyful Fate.

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