Cult Of Luna – Recensione: A Dawn To Fear

Il nuovo dei Cult Of Luna ha un suono denso, oppressivo, nero come la pece che opprime l’anima. E proprio in questo maelstrom si incastra a perfezione il gioco delle chitarre, che raccordano le paure espresse nelle voci disperate che filtrano come anime in pena dal muro di suono.

Un lavoro di pura energia, che gioca con l’anima dell’essere umano, sfruttando proprio quelle paure che vengono rappresentate da una voce che si incastra tra le orecchie di chi ascolta e si perde tra i mille rivoli di chi cerca di sfuggire al fiume in piene prodotto dai nostri.

Il disco parte subito deciso “The Silent Man” (primo singolo dei nostri) il seguito non è da meno con “Lay Your Head To Rest”, che gioca con un basso pulsante in primo piano e che nella sua struttura scheletrica ricopre sempre un ruolo dominante, una vera e propria guida verso l’abisso.

E se “Lights On The Hill”, nel suo incedere obliquo ha un che di “Lynchiano” nel crescendo disperato, “We Fell The End” è pura desolazione: un panorama nordico, senza orizzonte: l’infinito in musica. Chiusura epica con “The Fall”, che in poco meno di un quarto d’ora sintetizza il “pensiero” degli svedesi: buio, luci, esitazione e momenti di furia cieca.

Suoni come frustate, canzoni che esplodono nel momento più opportuno, che crescono d’intensità ed illuminano, giocando su due dei momenti più intensi della loro carriera: “Somewhere Along The Highway”, e “Vertikal”.

I ragazzi di Umeå mantengono elevatissimo il loro standard qualitativo, plasmano a loro piacimento un doom contaminato da scorie post hardcore e metal.

Trasformano il dolore in musica, fino a farlo esplodere.

Etichetta: Metal Blade Records

Anno: 2019

Tracklist: 01. The Silent Man 02. Lay Your Head to Rest 03. A Dawn to Fear 04. Nightwalkers 05. Lights on the Hill 06. We Feel the End 07. Inland Rain 08. The Fall
Sito Web: https://www.facebook.com/cultoflunamusic/

Saverio Spadavecchia

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Capellone pentito (dicono tutti così) e giornalista in perenne bilico tra bilanci dissestati, musicisti megalomani e ruck da pulire con una certa urgenza. Nei ritagli di tempo “untore” black-metal @ Radio Sverso. Fanatico del 3-4-3 e vincitore di 27 Champions League con la Maceratese, Dovahkiin certificato e temibile pirata insieme a Guybrush Threepwood. Lode e gloria all’Ipnorospo.

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