Godflesh – Recensione: A World Lit Only By Fire

Gli Dei dell’Industrial Metal sono tornati tra noi, a tredici anni dal loro ultimo full length “Hyms”, del 2001, i Godflesh hanno dato alle stampe quest’anno un Ep dal titolo “Decline & Fall”, a Giugno, e adesso ci deliziano con “A World Lit Only By Fire” (ascolta qui l’album).

Superfluo ripercorrere la storia di questa band, universalmente riconosciuta ed apprezzata per l’ottimo livello delle produzioni passate, è sufficiente dire che, dopo un digiuno decisamente prolungati, sono tornati sulla scena heavy con una delle produzioni migliori di sempre. Il settimo album del combo di Birmingham è decisamente associabile a quelle che sono le sonorità originali, risalenti all’esordio di “Streetcleaner”, ascoltando le dieci tracce che compongono la tracklist emerge un imperante senso di desolazione, fredde atmosfere post industriali che vengono dipinte sin dall’opener “New Dark Ages”, la batteria cadenzata, lungo tutto il brano, ricorda l’incedere di macchinari che producono senza sosta suoni ipnotici; stesso discorso per il riffing di chitarra ed il basso martellante, si ha la sensazione di essere stretti in una morsa dalla quale è impossibile uscirne, vivi.

Con “Deadend” sembra di ascoltare gli Obituary di “World Demise” nel riff portante di chitarra, anche qui l’incedere claustrofobico svolge un ruolo primario nell’economia del brano, in fondo questi sono i Godflesh, pionieri e sperimentatori, incuranti di ciò che le attuali correnti suggeriscono proseguono per la loro strada, come se quei tredici anni non fossero mai passati.

Ascoltare l’intero album richiede molta attenzione, dal momento che le soluzioni risultano essere sempre inaspettate, nel solco del songwriting tipico dei Godflesh; così giunti ad “Obeyed” ci si rende conto di quanto Justin Broadrick e Benny George non abbiano perso lo smalto dei tempi migliori, qui il leitmotiv è rappresentato da un ritmica meccanica, che fa da giusto supporto a sinistre melodie e parti vocali graffianti, recitate con enfasi. Con “Curse Us All” e “Carrion” emerge il groove del gruppo, ma non si tratta di passaggi già sentiti, i Nostri hanno comunque la capacità di risultare freschi ed interessanti anche nelle parti meno ostiche. L’album si conclude con “Forgive Our Fathers”, un caleidoscopio di emozioni estranianti, si ha l’impressione di essere in un girone dantesco moderno, voci cariche di eco sembrano recitare una litania sulla base di un accompagnamento irregolare, tortuoso dal punto di vista ritmico.

“A World Lit Only By Fire” segna il gradito ritorno di una band della quale si avvertiva decisamente la mancanza, un album da avere assolutamente.

Voto recensore
8
Etichetta: Avalanche Recordings

Anno: 2014

Tracklist:

01. New Dark Ages
02. Deadend
03. Shut Me Down
04. Life Giver Life Taker
05. Obeyed
06. Curse Us All
07. Carrion
08. Imperator
09. Towers Of Emptiness
10. Forgive Our Fathers


Sito Web: http://www.godflesh.com/

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