Reb Beach – Recensione: A View From The Inside

Una vista “da dentro” del mondo musicale di Reb Beach è proprio quella che riusciamo a dare con questo suo nuovo album solista del chitarrista americano a ben vent’anni di distanza dal buon “Masquerade”.

La lunga distanza intercorsa tra quel lavoro e “A View From The Inside” è dovuta ad un’agenda davvero stipata di impegni del musicista in questo ventennio, tra i “suoi” Winger (band dove per il sottoscritto Beach ha scritto le sue pagine migliori), Whitesnake ma anche Dokken e nei supergruppi The Mob e Black Swan; il cantiere dell’album in questione quindi avanzava nelle pause tra studio e tour e nei rari momenti liberi sena comunque intaccarne la validità d’insieme.

Solo chitarristi di un certo livello potranno eventualmente scovare difetti esecutivi in un album del genere perché non scopriamo certo oggi la maestria di Beach con lo strumento; d’altro canto “A View From The Inside” non aggiunge nulla alla storia della chitarra elettrica in sé, se non tonnellate di feeling e tecnica equamente bilanciate.

“Black Magic (2020)”, pezzo protagonista dei suoi solo spot dal vivo da tanti anni, ricorda il miglior Satriani (sicuramente non quello sentito di recente che a parer mio ha deluso le aspettative) ed è sospinto da un ottima sezione ritmica che in buona parte dei pezzi è composta da David Throckmorton e Philip Bynoe; molto curati gli arrangiamenti di “Little Robots”, cura peraltro presente lungo tutta la scaletta.

Anche Reb Beach come il John Petrucci di cui abbiamo parlato recentemente è stato influenzato in maniera preponderante da Steve Morse oltre che dai chitarristi hard blues anni ‘70 ed entrambi segnano un ritorno degli album di chitarra come erano concepiti fino a qualche anno fa; si potrebbe affiancare “A View From The Inside” alle ultime cose di Kiko Loureiro, Paul Gilbert e Neil Zaza (“Sea Of Tranquillity”) o a guitar hero in auge qualche anno fa come Joey Tafolla, Jeff Kollman o Michael Lee Firkins (“The Way Home”).

Memori del precedente “Masquerade” avremmo preferito che Reb Beach ci comunicasse il suo messaggio artistico non solo in musica ma anche da un punto di vista lirico e forse la visione del suo “io” sarebbe stata più completa però accontentiamoci di un album strumentale di chitarra sopra la media sebbene poco originale.

Etichetta: Frontiers Records

Anno: 2020

Tracklist: 01. Black Magic (2020) 02. Little Robots 03. Aurora Borealis 04. Infinito 1122 05. Attack Of The Massive 06. The Way Home 07. Whiplash 08. Hawkdance 09. Cutting Loose 10. Sea Of Tranquillity
Sito Web: https://www.facebook.com/RebBeach

alberto.capettini

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Fan di rock pesante non esattamente di primo pelo, segue la scena sotto mentite spoglie (in realtà è un supereroe del sales department) dal lontano 1987; la quotidianità familiare e l’enogastronomia lo distraggono dalla sua dedizione quasi maniacale alla materia metal (dall’AOR al death). È uno dei “vecchi zii” della redazione ma l’entusiasmo rimane assolutamente immutato.

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