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Kayser – Recensione: Read Your Enemy

Torna a tuonare il vocione di Spice (per chi non lo sapesse la voce dei primi quattro album degli Spiritual Beggars di Mike Amott) per un lavoro pieno di groove, attitudine ma songwriting troppo piatto nonostante alcune buone intuizioni melodiche (“Bark And Bow”).

“I’ll Deny You” è un pezzo power thrash tiratissimo (qui il video), con suoni pieni che però non fa capire che direzione intendono prendere i Kayser; è sempre stata parte del loro DNA infatti una forte componente di marca Slayer contaminata da pulsioni settantiane che non sempre bene si sposano bene con l’irruenza degli svedesi.

La successiva “Dreams Bend Clockwise” conferma addirittura un certo indurimento del sound rispetto agli esordi; sono infatti ben riconoscibili tracce dei primi Metallica, quelli meno “prodotti” che rendono “Read Your Enemy” un prodotto comunque molto appetibile per il metal fan medio.

Da parte nostra però ci sembra che la musica contenuta in questo CD (il primo per Listenable Records) sia eccessivamente scolastica, mentre ci sarebbe un disperato bisogno di qualcosa di nuovo e non solo la mera riproposizione pedissequa dei classici; formalmente la proposta dei Kayser ha sempre funzionato (ricordiamo in particolare “Frame The World…Hang It On The Wall”, qui la recensione) ma al terzo full length ci saremmo aspettati qualche spunto più azzardato.

Voto recensore
7
Etichetta: Listenable

Anno: 2014

Tracklist:

01. Bark And Bow

02. Bring Out The Clown

03. I’ll Deny You

04. Dreams Bend Clockwise

05. Read Your Enemy

06. Almost Home

07. Where I Belong

08. He Knows Your Secrets

09. Forever In Doubt

10. Carve The Stone

11. Roll The Dice

 

12. The Fake Rose


Sito Web: http://www.kaysertheband.com/

alberto.capettini

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Fan di rock pesante non esattamente di primo pelo, segue la scena sotto mentite spoglie (in realtà è un supereroe del sales department) dal lontano 1987; la quotidianità familiare e l’enogastronomia lo distraggono dalla sua dedizione quasi maniacale alla materia metal (dall’AOR al death). È uno dei “vecchi zii” della redazione ma l’entusiasmo rimane assolutamente immutato.

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