Ray Alder – Recensione: What The Water Wants

Approfittando degli impegni extra Fates Warning dei sui compagni di merende Jim Matheos (Arch/Matheos) e Joey Vera (Armored Saint) il singer Ray Alder ha dato vita al suo esordio da solista a titolo “What The Water Wants”.

Non nuovo a collaborazioni “esterne” vedi Engine (di fatto degli album solisti) e Redemption l’espressivo cantante americano di origini ispaniche esordisce con un album a suo nome con risultati soddisfacenti sebbene non epocali.

Alder si è fatto aiutare da due chitarristi per la composizione di questo gruppo di canzoni: Tony Hernando dei Lords Of Black conosciuto tramite un amico comune in quel di Madrid dove il nostro risiede da qualche anno e Mike Abdow suo compagno di palco negli ultimi due tour dei Fates Warning, il quale si è occupato della maggior parte del materiale e delle parti di basso. A chiudere il cerchio non dimentichiamo Craig Anderson degli Ignite alla batteria anche se, come è ormai triste prassi, di fatto i quattro musicisti non si sono mai realmente incontrati in studio.

Il mixing del nostro Simone Mularoni contribuisce alla pulizia del sound di queste tracce molto diverse tra loro; si parte con “Lost”, un pezzo ipnotico in cui la fa subito da padrone la capacità interpretativa di Alder, uno dei cantanti più sottovalutati delle ultime decadi. Il groove della linea di basso è protagonista di “Crown Of Thorns” ma in tutto il lavoro momenti più ritmicamente coinvolgenti vanno a mescolarsi ad atmosfere rarefatte riconducibili alla band madre; in generale le linee vocali sono più dirette ma musicalmente dei punti di contatto sono innegabili (“Some Days” sembra un estratto di “A Pleasant Shade Of Grey”).

Nei momenti in cui la musica si fa vellutata la maestria di del protagonista emerge; è tutto un altro modo di cantare rispetto allo sfoggio di ottave degli anni di “Perfec Symmetry” ma non meno attraente (“The Road”).

I pezzi scritti da Hernando hanno un piglio decisamente più “metal” (“A Beautiful Lie”) così come le parti soliste, anche se non lontane da quanto già ampiamente sentito da un qualsiasi shredder in passato; nonostante questo aspetto legato al songwriting “Wait” è uno dei migliori pezzi del lotto.

C’è un gran bisogno di artisti integerrimi e preparati come Ray Alder anche se forse avremmo preferito che in sede compositiva avesse contribuito qualche “penna” migliore ed infatti il paragone con le tracce concepite da Jim Matheos è abbastanza impietoso.

Etichetta: Inside Out Music

Anno: 2019

Tracklist: 01. Lost 02. Crown Of Thorns 03. Some Days 04. Shine 05. Under Dark Skies 06. A Beautiful Lie 07. The Road 08. Wait 09. What The Water Wanted 10. The Killing Floor
Sito Web: https://www.facebook.com/RayAlderOfficial/

alberto.capettini

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Fan di rock pesante non esattamente di primo pelo, segue la scena sotto mentite spoglie (in realtà è un supereroe del sales department) dal lontano 1987; la quotidianità familiare e l’enogastronomia lo distraggono dalla sua dedizione quasi maniacale alla materia metal (dall’AOR al death). È uno dei “vecchi zii” della redazione ma l’entusiasmo rimane assolutamente immutato.

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