Legion Of The Damned – Recensione: Ravenous Plague

C’è un giudizio abbastanza unanime che accompagna i Legion Of The Damned fin dal loro esordio: quello che dipinge una band con un gran tiro e devastante dal vivo, ma poco coraggiosa e troppo ancorata agli stilemi del thrash/death quando si tratta creare nuova musica; un gruppo che produce dischi gradevoli e di buona qualità, ma non certo in grado di lasciare il segno e di resistere allo scorrere del tempo. Se anche voi avete questa diffusa opinione sul combo olandese, non sarà certo “Ravenous Plague” a farvi cambiare parere. Al contrario, giunti al traguardo del sesto album in carriera, la monotonia in fase compositiva dei nostri supera il livello di guardia. La tecnica, il piede costantemente premuto sull’acceleratore e un’indubbia capacità di realizzare pezzi di facile presa non sono più sufficienti a salvare la situazione. Se in passato potevamo graziare i quattro picchiatori dei Paesi Bassi con la formula “l’album non è nulla di trascendentale, ma si ascolta volentieri”, questa volta la noia prende il sopravvento e, considerato che alle spalle di “Ravenous Plague” ci sono ormai ben cinque release, non possiamo non assegnare un voto insufficiente al platter.

La classica intro di tensione “The Apocalyptic Surge”, ben riuscita e anche originale grazie agli inserti di violoncello in stile Apocalyptica, ci porta alla prima bordata del lotto, “Howling For Armageddon”. Il brano è serrato, potente e coronato da un veloce assolo centrale, un efficace esempio del thrash/death al quale i nostri ci hanno abituato da sempre. Le successive “Black Baron” e “Mountain Wolves Under A Crescent Moon”, pure loro canzoni di buona fattura, ripetono lo schema appena applicato. Con la quasi title track “Ravenous Abominations” la minestra comincia però ad essere sempre quella e arrivano i primi sbadigli. “Doom Priest” è invece una traccia un po’ più pacata e d’atmosfera, che rallenta il ritmo concedendo un attimo di pausa e rompendo la monotonia. “Summon Hate” rappresenta una sorta di mediazione tra la canzone che l’ha preceduta e le mazzate di inizio disco, mentre la seguente “Morbid Death” è una fotocopia di queste ultime, rappresentando un ritorno alle composizioni pure e dure. Le conclusive “Bury Me In A Nameless Grave”, “Armalite Assassin” e “Strike Of The Apocalypse” si limitano a rimescolare gli ingredienti assaggiati finora, senza aggiungere nulla di nuovo e senza far intravedere un minimo guizzo di originalità.

“Ravenous Plague” poteva e doveva essere l’album con cui i Legion Of The Damned si sarebbero finalmente affrancati dalle perplessità e dalle critiche che da troppo tempo li accompagnano. Purtroppo così non è stato, e una band che in sede live ha dimostrato più volte un grande potenziale non è stata ancora una volta in grado di trovare la propria dimensione in fase di song-writing. Vedremo alla prossima release se potremo finalmente considerare il qui presente disco come l’album della definitiva transizione verso un nuovo e più personale corso.

Voto recensore
5
Etichetta: Napalm Records

Anno: 2014

Tracklist:

01. The Apocalyptic Surge
02. Howling For Armageddon
03. Black Baron
04. Mountain Wolves Under A Crescent Moon
05. Ravenous Abominations
06. Doom Priest
07. Summon All Hate
08. Morbid Death
09. Bury Me In A Nameless Grave
10. Armalite Assassin
11. Strike Of The Apocalypse


Sito Web: http://www.legionofthedamned.net/

matteo.roversi

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Nerd e metallaro, mi piace la buona musica a 360 gradi e sono un giramondo per concerti (ma non solo per questi). Oltre al metal, le mie passioni sono il cinema e la letteratura fantasy e horror, i fumetti e i giochi di ruolo. Lavorerei anche nel marketing… ma questa è un’altra storia!

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