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Waltari – Recensione: Rare Species

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L’ascolto di un disco dei Waltari non è mai cosa facile, se poi si tratta di andare a riassumere in poche righe il contenuto di tale disco le cose allora si complicano ulteriormente. La musica della band finlandese, ormai assente dalla scene da più di 5 anni, è difficilmente catalogabile e si può definire nel modo più semplicistico possibile come crossover al 101%. Non c’è solo commistione di più genere diversi all’interno dei singoli brani, ma in ogni pezzo la band sembra dedicarsi ad un genere completamente diverso. Certo esistono delle linee guida e determinati tratti caratteristici che riescono a dare un minimo senso di continuità al tutto, ma è facile perdersi all’interno delle tracce di questo ‘Rare Species’. L’apertura con ‘One Day’ e ‘Life Without Love’ ci presenta forse il lato più canonico della band, si viaggia su territori rock con qualche strizzatine d’occhio ai Faith No More sulla traccia iniziale. Da ‘Megacity Rain’ le cose cominciano a prendere la piega tipica di ogni album dei Waltari, ecco allora arrivare con violenza sia l’elettronica che le chitarre ultra-distorte (per la verità un pò abbandonate negli ultimi anni). C’è ancora spazio per un po’ di rock, di quello tranquillo, con ‘Dreamworld’ e un po’ di metal con ‘What I Really Know’, prima che l’elettronica torni a farla da padrone con ‘My Pain’, questa volta a braccetto oltre che con le solite chitarre anche con una bella dose di rap. E’ fuori da ogni discussione il fatto che ormai questo tipo particolare di musica sia quella che meglio riesca ai Waltari e non a caso uno dei picchi dell’album lo si raggiunge con ‘Alone’, altra canzone dal sound decisamente moderno. C’è spazio anche per un breve viaggio a ritmi di techno con ‘Live This!’ prima di raggiungere l’apoteosi con il medley finale. L’inizio è affidato a ‘No Limits’ (canzone che ben si adatta al gruppo, in ogni senso) e dopo un breve passaggio funky, con una naturalezza che solo i Waltari possono avere, si arriva a ‘Symphony Of Destruction’ (cavallo di battaglia dei Megadeth) per poi compiere il percorso inverso: ancora funky, ancora 2 Unlimited e poi la conclusione… Premere di nuovo “play” al termine dell’ascolto non sarà cosa facile, ci vorrà davvero parecchio tempo per assimilare questo disco (ammesso e non concesso che sia possibile farlo). ‘Rare Species’ non è un’esperienza sonora per tutti, ma fortunato è colui che saprà goderne appieno…

Open you ears and you will hear it, I tell you this ’cause there’s no limit…

Voto recensore
8
Etichetta: Vindauga / Andromeda

Anno: 2004

Tracklist: 1. One Day 2. Life Without Love
3. Megacity Rain
4. Dreamworld
5. What I Really Know
6. My Pain
7. Quick As A Day
8. Dream
9. Alone
10. Live This!
11. Wasting My Mind
12. No Limit/Your Funky Rhythm/Symphony Of Destruction

1 Comment Unisciti alla conversazione →


  1. Romano

    Condivido appieno la tua recensione e riporto sotto la sacrosanta frase con la quale chiudi.
    Qui bisogna avere la mente spaziosa e priva di pregiudizzi, se poi il ritmo ti fa muovere il culetto anche quando sei seduto, con i Waltari non potrai stare proprio fermo.
    ‘Rare Species’ non è un’esperienza sonora per tutti, ma fortunato è colui che saprà goderne appieno…

    Reply

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