Joel McIver – Recensione: Randy: Vita e Morte di Randy Rhoads

Su Randy Rhoads sono già state spese tante parole, tanti articoli, tanti riferimenti su numerosi volumi (non ultimo la biografia “Io Sono Ozzy) ma mai gli era stato dedicato un intero volume che ripercorresse l’intera carriera musicale. Joel McIver, già autore di numerosi volumi sull’hard’n’heavy, prova a inoltrarsi nell’arduo compito di raccontare la breve carriera del biondo axeman, materia tanto scintillante quanto insidiosa.

A grandi linee la storia della sua tragica scomparsa ormai la conosciamo tutti, decisamente più interessante è invece il racconto della prima parte della carriera di Randy, quando da allievo diventa maestro e successivamente fonda i seminali Quiet Riot, una fase della sua carriera sbandierata da molti ma che probabilmente in pochi conoscono, facendo spesso confusione con il successivo periodo “d’oro” dei Quiet Riot, capitanati dal solo Kevin Dubrow, presente con numerosi interventi più o meno recenti in “Randy: Vita e Morte di Randy Rhoads”.

McIver specifica sin dall’inizio che l’intento è di descrivere Randy in tutte le sue sfaccettature, senza incensarne solo i lati positivi, una missione che lo scrittore porta a termine con discreto successo anche se alla fine del volume i lati negativi sono sempre solo accennati e mai descritti adeguatamente. Il libro descrive minuziosamente ogni passaggio dell’ascesa di  Rhoads dal 1976 al tragico 1982, non tralasciando gli anni della giovanezza e senza dubbio aggiunge molti particolari a una storia che in molti conoscevano solo per sentito dire o a grandi linee, spesso mitizzata ed enfatizzata: gli interessi personali, la lontananza da casa, la timidezza, il fatto di non sopportare la vita da rockstar.

Ovviamente “Randy” ripercorre minuziosamente anche i primi anni di vita della band solista di Ozzy Osbourne, attraverso i singoli brani descritti dal punto di vista del lavoro di Randy Rhoads, ma mettendo in primo piano anche il rapporto umano che, in primis il madman, ma anche gli altri componenti della band, avevano stabilito con Rhoads.

Il volume comunque non è privo di punti deboli: in primis un attenzione troppo maniacale alla descrizione dei tecnicismi chitarristici, indigesti per i non-musicisti. Pesanti inoltre le numerose ripetizioni che danno l’idea di voler allungare a forza il volume e decisamente superfluo l’ultimo capitolo che, col pretesto di voler illustrare “l’eredita di Randy” in termini musicali, si invischia in un inutile rassegna dello shredding dall’82 in poi. Fastidiosetti inoltre i commenti personali di McIver che, dopo averci deliziato con la demolizione di “Heaven & Hell” (Album) nel suo volume dedicato ai Sabbath, ora descrive “Suicide Solution” come “la canzone di Ozzy più controversa di Blizzard of Ozz [ma anche] la meno memorabile” o l’artwork di “Diary of a Madman” come “francamente delirante” oppure scrive, a proposito di “Speak of the Devil”, “giusto per enfatizzare la sua inutilità, l’LP era doppio e ancora oggi non ha alcun senso dal punto di vista commerciale”. Fortunatamente la bella sezione fotografica posta al centro del libro risollevano gli inutili commenti personali di McIver.

Nel complesso “Randy” è senza dubbio un volume interessante però forse manca leggermente il centro, risultando troppo scarno per i cultori di Rhoads che sicuramente conosceranno già tutto ciò che viene raccontato. Qualche estratto dalle vecchie interviste di Randy in sostituzione ai numerosi interventi di svariati shredder del metal estremo avrebbero inoltre reso le pagine più interessanti. Così così, ma resta sempre un piacere ricordare le gesta di una stella del rock scomparsa troppo presto.

 

Voto recensore
6,5
Etichetta: Tsunami Edizioni

Anno: 2012


Sito Web: http://www.tsunamiedizioni.com/

tommaso.dainese

view all posts

Folgorato in tenera età dall'artwork di "Painkiller", non si è più ripreso. Un caso irrecuperabile. Indeciso se voler rivivere i leopardi anni '80 sul Sunset o se tornare indietro nel tempo ai primi anni '90 norvegesi e andare a bere un Amaro Lucano con Dead e Euronymous. Quali siano i suoi gusti musicali non è ben chiaro a nessuno, neppure a lui. Dirige la truppa di Metallus.it verso l'inevitabile gloria.

0 Comments Unisciti alla conversazione →


Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Login with Facebook:
Login