Ramos – Recensione: My Many Sides

Lasciati gli Hardline, formazione nella quale aveva militato per tredici lunghi anni, il chitarrista Josh Ramos pubblica il suo album di debutto per Frontiers e lo fa radunando attorno a sé un gruppetto di amici niente male: non servono molti ascolti per comprendere come circondarsi non solo di comprimari capaci, ma anche di una girandola di interpreti che spaziano da Eric Martin a Danny Vaughn, passando per Herry Hess e Tony Harnell, sia un po’ come stipulare un’assicurazione sulla riuscita del lavoro. Distante dalla pulizia formale e stilistica della band di provenienza, Ramos propone dodici tracce di rock sporco e sanguigno, affidato senza riserve all’estro delle sue linee vocali. Disco di atmosfere dense e sentimenti forti (“Unbroken”), “My Many Sides” contiene quel genere di canzoni – appartenenti alla tradizione a stelle e strisce – che aspirano ad entrarti dentro, e che canti in auto con espressione malinconica e sofferta, piuttosto che abbandonarti ai suoi timidi ritornelli. Non sono brani da sottovalutare, in ogni caso, perché dotati di un groove elegante ed al tempo stesso ferroso, figli di un cammino artistico importante e collocati volutamente fuori dal (nostro) tempo, pur di non suonare derivativi.

E’ un approccio interessante e fluido, dal quale non puoi mai sapere cosa aspettarti: cori, orchestrazioni, americana e classic rock si susseguono con naturalità assoluta e positiva, e se anche qualche episodio profuma un po’ di occasione sprecata (a Danny Vaughn si potevano far rinverdire i fasti dei Tyketto con una tollerabile scopiazzatura, e invece no), in “My Many Sides” non esistono forzature eccessive, né espressioni in grado di compromettere la generale gradevolezza della sua varietà. Vuoi per una produzione particolarmente vicina agli strumenti (“Immortal”), vuoi per il sentimento semplice che trasmette, il primo disco del chitarrista di Chicago è riconoscibile per quella spontaneità che solo la sicurezza nei tuoi mezzi può permetterti di esprimere in modo così convincente. Se dal punto di vista stilistico il lavoro esprime una personalità evidente, va tuttavia evidenziato che l’album rappresenta più un ottimo biglietto da visita, un’intrigante dichiarazione di programma solista, che non un insieme coeso da tornare ad ascoltare. Se ogni traccia evidenzia consumate capacità in materia di songwriting ed esecuzione, rimane tuttavia difficile trovare l’episodio di spicco, la sintesi efficace, ed in generale quell’allineamento di stelle necessario per creare davvero il momento: pur consapevoli che alla visceralità del suo approccio non è ragionevole chiedere qualcosa di diverso dal sudore autentico che essa ha da offrire, salta prima o poi all’orecchio come la prevalenza di continui vocalizzi su linee melodiche davvero azzeccate releghi il disco al campionato del “mestiere”, nel quale “My Many Sides” veleggerà senza patemi nelle zone alte della classifica.

La qualità degli interpreti che si alternano al microfono, generalmente ispirati (“Forefather”) al punto da sembrare in amichevole competizione tra loro, contribuisce a fare di “My Many Sides” un ascolto interessante, per la densità della sua chimica, il rock vero dei suoi suoni e la passione retrò con la quale le sue tracce sono interpretate (“Too Good” e “All Over Now” su tutte). Allo stesso tempo, la relativa piattezza dell’unico episodio strumentale (“Ceremony”) rivela il tallone di Achille di un disco al quale l’estro delle sue otto diverse voci serve come l’ossigeno, in ogni singolo passaggio. Volutamente anacronistico e fedele ad una tradizione lunga ormai più di mezzo secolo, il debutto di Ramos usa le canzoni per raccontare la storia (bella) di gente che ama suonare insieme, ispirarsi e riconoscersi a vicenda, perpetuando sonorità che nel tempo sono divenute un patrimonio di tutti. Immergersi nelle sue note piacerà a chi apprezza l’idea di unirsi idealmente all’esperienza, ancor prima che dedicarsi alle noiose somme del suo ascolto critico.

Etichetta: Frontiers Records



Tracklist: 01. Today’s The Day 02. Unbroken 03. Blameless Blue 04. Immortal 05. Same Ol’ Fears 06. I've Been Waiting 07. Moving On 08. Forefather 09. Too Good To Be True 10. Ceremony 11. All Over Now 12. I'm Only Human

Marco Soprani

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Folgorato in tenera età dalle note ruvide di Rock'n'Roll dei Motorhead (1987), Marco ama fare & imparare: batterista/compositore di incompresa grandezza ed efficace comunicatore, ha venduto case, lavorato in un sindacato, scritto dialoghi per una skill di cucina e preso una laurea. Sfuggente ed allo stesso tempo bisognoso di attenzioni come certi gatti, è un romagnolo-aspirante-scandinavo appassionato di storytelling, efficienza ed interfacce, assai determinato a non decidere mai - nemmeno se privato delle sue collezioni di videogiochi e cuffie HiFi - cosa farà da grande.

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