John Wetton – Recensione: Raised In Captivity

Sesto album in studio per il leggendario John Wetton, il primo dopo otto anni – tanti ne sono passati dall’intimismo di “Rock Of Faith”, che preludeva alla rinascita della collaborazione artistica con Geoff Downes e con gli Asia tutti. A leggere i nomi dei musicisti coinvolti in questo “Raised In Captivity” sembrerebbe di essere di fronte ad un riassunto della carriera di Wetton, che anche da solista ha saputo regalare ottimi momenti, con il già citato “Rock Of Faith” ma pure con le release impregnate di AOR che rispondono al nome di “Battle Lines” e “Sinister”. In realtà a prevalere sono le sonorità dei già citati Asia e quelle degli Icon soprattutto, con queste ultime che vedono indubbiamente il cantante e bassista britannico maggiormente a proprio agio. Ritmi più rilassati, atmosfere in cui si respira quell’aura di religiosità cui la sua voce riesce ad imprimere convincente efficacia.
“Raised In Captivity” presenta forti discontinuità, e così dopo una partenza titubante – nonostante la messa in campo di due mostri sacri come Steve Morse e Robert Fripp (praticamente inesistenti, nell’album, i riferimenti alla King Crimson . era) – ecco la prima intensa suggestione, che arriva con “Goodbye Elsinore”, quasi sacrale per atmosfera e per l’interpretazione di Wetton, sempre in grado di emozionare in questo caso come in “Don’t Misunderstand Me”. Le delicate architetture sonore di “The Last Night Of My Life” sembrano arrivare dritte dritte dal repertorio degli Yes di inizio anni ’80, mentre con “We Stay Together” siamo in pieno Asia-style e le corde del basso di Wetton puntellano un ambiente avvolgente e caldo. L’atmosfera rarefatta di “Mighty Rivers”, di gran lunga il pezzo più riuscito dell’intero lotto, è resa unica ed irresistibilmente intrigante dalla magica voce di Anneke Van Giersbergen, un’ospite sulla carta fuori contesto ed invece perfetta per suggellare un album che vive di episodi e di intuizioni più che di continua qualità.
Alcuni momenti davvero preziosi si alternano a passaggi di ordinaria amministrazione: se “Raised In Captivity” non è forse il lavoro che ci aspettavamo dopo l’ottimo “Rock Of Faith”, va pur detto che Wetton si conferma mosca bianca nel panorama rock.

Voto recensore
7
Etichetta: Frontiers

Anno: 2011

Tracklist:

01. Lost For Words (featuring Steve Morse)
02. Raised In Captivity (featuring Robert Fripp)
03. Goodbye Elsinore (featuring Steve Hackett)
04. The Last Night Of My Life (featuring Alex Machacek)
05. We Stay Together (bonus track)
06. The Human Condition (featuring Tony Kaye)
07. Steffi’s Ring (featuring Geoff Downes)
08. The Devil And The Opera House (featuring Eddie Jobson)
09. New Star Rising (featuring Mick Box)
10. Don’t Misunderstand Me (featuring Tony Kaye)
11. Mighty Rivers (featuring Anneke Van Giersbergen)


Sito Web: http://www.johnwetton.co.uk/

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