Entrails – Recensione: Raging Death

Che gli Entrails abbiano in qualche modo in mente di continuare la tradizione storica del metal svedese, in primis dei magistrali Entombed (ma anche Grave, Unleashed, Edge Of Sanity e Dismember), non è certo un mistero. Sia la presentazione grafica che il modo in cui viene disegnato il logo, come la tipologia di suono e la struttura delle canzoni… tutto fa riferimento a quel periodo in un modo talmente sfacciato da obbligarci a comprendere i loro album sotto la categoria “tributo” e non quella “plagio”.

In fondo si tratta solo di un ennesimo tentativo della scena metal di non chiudere le porte al passato, che sia quello del vecchio metal classico o del thrash o, in questo caso, del death metal primordiale. Un gioco che in periodi di gran confusione stilistica appare quasi consolante, lasciando la possibilità di riconoscersi in qualcosa di perennemente immutabile e solido.

E’ ovvio che però lungo la strada finisca per andar perso completamente il senso di crescita artistica e il risultato di un’imitazione, per quanto fedele, adeguata e rispettosa dei giusti canoni, non potrà dare mai la stessa emozione.

Detto questo, va riconosciuto appunto agli Entrails di essere in grado di cavarsela con un certo stile e quindi di mettere in piedi una manciata di song che tra mille citazioni e banalità hanno almeno il pregio da non annoiare.

“Bloodhammer”, la super-Entombed “Cadaverous Stench”, la cupa “Chained And Dragged” (che sa molto di Death prima maniera) e la ben costruita “In Pieces” sono quelle che più ci hanno colpito, ma in fondo tutti i brani qualcosa di valido riescono a farlo saltar fuori. Certo, mai come in questo caso si può tirar in ballo il vecchio adagio “Only for fans”.

Voto recensore
6,5
Etichetta: Metal Blade Records

Anno: 2013

Tracklist:

01. In Pieces
02. Carved To The Bone
03. Blood Hammer
04. Headless Dawn
05. Cadaverous Stench
06. Descend To The Beyond
07. Death League
08. Chained And Dragged
09. Defleshed
10. Cemetery Horrors


Sito Web: https://www.facebook.com/Entrails666

riccardo.manazza

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Incapace di vivere lontano dalla musica per più di qualche ora è il “vecchio” della compagnia. In redazione fin dal 2000 ha passato più o meno tutta la sua vita ad ascoltare metal, cominciando negli anni ottanta e scoprendo solo di recente di essere tanto fuori moda da essere definito old school. Il commento più comune alle sue idee musicali è “sei il solito metallaro del cxxxo”, ma d'altronde quando si nasce in piena notte durante una tempesta di fulmini, il destino appare segnato sin dai primi minuti di vita. Tra i quesiti esistenziali che lo affliggono i più comuni sono il chiedersi il perché le band che non sanno scrivere canzoni si ostinino ad autodefinirsi prog o avant-qualcosa, e il come sia possibile che non sia ancora stato creato un culto ufficiale dei Mercyful Fate.

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