Krystal System – Recensione: Rage

Quando si dice una lieta sorpresa. Alfa Matrix pubblica in questi giorni “Rage”, nuova fatica del duo francese Krystal System, un album di industrial rock/metal davvero ottimo, con tutti i crismi che rendono una release di questo panorama appetibile per un pubblico vasto. I nostri due giovani cugini d’oltralpe optano per un sound fruibile e disincantato, ma bilanciano alla perfezione l’orecchiabilità a un vasto bacino d’influenze e rendono evidenti degli elementi personali che di fatto potranno servire come trampolino di lancio per la band. Bonnie e 7 (questi i due membri accreditati del gruppo), mostrano subito idee chiare a partire dall’opener che da il titolo al disco, un brano con un refrain enfatico e irresistibile ma che mostra i muscoli, con costanti riferimenti ad acts come Ministry e Marilyn Manson. La voce “monella” e bambina di Bonnie uniti a riff di chitarra continui e spessi, sono le credenziali del gruppo, che unisce al tutto delle potenti basi technoidi, che pur sferzanti, riescono a farsi apprezzare grazie all’immediatezza delle proprie linee melodiche. Un modus operandi costante che di fatto rende questo “Rage” un platter avvincente e senza cali di tensione. Lo stesso si può infatti dire di brani come “Paradise” e “Hurricane”, questa se vogliamo ancora più Ministry-oriented e dal corpus più squisitamente metal. Notiamo come i nostri non rinuncino nemmeno a dei momenti fuori contesto, se vogliamo “sperimentali”, come possiamo notare nelle canzoni cantate in lingua madre, ove si registra uno spettro decisamente più dark (vengono in mente i primi Depeche Mode nell’uso dei sintetizzatori, ma anche i Killing Joke nei tappeti di riff cangianti), ad esempio “La Lame Dans Ta Main”, malinconica ma deliziosamente diabolica e ancora “Fantôme”, che nel suo incedere oscuro e rarefatto è il ponte ideale per quella “Bye” che riprende i ritmi di “Rage” e congeda il gruppo con l’energia con cui si era presentato all’inizio. Citiamo ancora “Tyler’s Waltz”, vero e proprio valzer elettronico che rappresenta una inaspettata nota di colore. “Rage” è un disco davvero interessante, frutto della perfetta combinazione tra l’efficacia delle melodie e una costante ricerca sonora.

Voto recensore
7,5
Etichetta: Alfa Matrix / Audioglobe

Anno: 2013

Tracklist:

01.  Rage 02.  Paradise
03.  The Next Light
04.  Hurricane
05.  La Lame Dans Ta Main
06.  I Wanna Be
07.  Tyler's Waltz
08.  Parasites
09.  A Quick Pray
10.  26 Days
11.  Heroes
12.  Fantôme
13.  Bye


Sito Web: http://www.krystal-system.com/

andrea.sacchi

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Poser di professione, è in realtà un darkettone che nel tempo libero ascolta black metal, doom e gothic, i generi che recensisce su Metallus. Non essendo molto trve, adora ballare la new wave e andare al mare. Ha un debole per la piadina crudo e squacquerone, è rimasto fermo ai 16-bit e preferisce di gran lunga il vinile al digitale.

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Rage: Live Report della data di Trezzo

Emozionante. Come solo questo trittico di artisti sa essere. I Rage sono in Italia per tre date e tanto basta per aver garantiti emozione – appunto – e tanta, tantissima adrenalina!! Al Live di Trezzo (MI), ci saranno un cospicuo numero di fan (lungi però dal sold out) rumorosi, caldi e vogliosi di rendere omaggio ad una band che sulla propria torta ha potuto spegnere quest’anno le 20 candeline!

Per questo giro tricolore, Peavy e compagni si sono affidati ad un opening act di tutto riguardo: i bolognesi Rain, a cui si sono assommati i Deadsoul Tribe, questi ultimi supporters per l’intero tour di novembre/dicembre 2004. Grande prova x i bolognesi, fautori di metallo oltranzista, grezzo e ruvido quanto il loro way of life: tengono banco per una mezz’ora abbondante, proponendo il meglio del loro repertorio e puntando anche su un assalto visivo ai fans! Non mancano all’appello sicuramente episodi recenti della loro storia come la title track di ‘Headshaker’ , l’inno ‘Heavy Metal’ e la canzone per antonomasia del popolo Rain: ‘Only For The Rain Crew’.

Promossi a pieni voti dal Live, si ritirano in buon ordine lasciando spazio ai Deadsoul Tribe. Sinceramente, pur conservando una buona attitudine alla versione dal vivo la band di Devon Graves appare quasi fuori posto in una sera dedicata al metallo più oltranzista! Ribadiamo, buoni i suoni dei Tribe buona presenza on stage, ma il sound che i quattro sbandierano non sembra molto ben recepito dall’audience, che inneggia ai Rage non appena il pelato singer/chitarrista chiude il suo set.

Alle 23 spaccate, l’intro che narra in breve la storia dei tre panzer, aleggia nel locale: vent’anni di storia, oltre mille shows suonati, siamo al cospetto del former member Peavy Wagner, del guitar hero russo Victor Smolski, e del sexiest drummer in the world (parole sue!) Mike Terrana. Un super “best of” show è quello che i nostri hanno intenzione di proporre, con tutta l’esperienza di rodati musicisti quali sono. Si dà fuoco alle polveri con ‘Don’t Fear The Winter’ ed è un mastodontico Peavy ad urlarla nei microfoni, che per l’occasone sfoggia una Anniversary T-shirt di Wacken, come a sottolineare la sua teutonica origine. I suoni sono buoni, ma decisamente alti e talvolta disturbano anche, se non si fosse muniti di tappi auricolari. Ma siamo qui per far festa, ecco quindi che dalla recente ‘Great Old Ones’ si passa a “vecchiume del calibro di ‘Paint The Devil On The Wall’ e la paleolitica ‘Prayers Of Steel’. Il pubblico stravede e pur non essendo al cospetto di uno stage ricco ed abbondante – come si dovrebbe confare ad un anniverasary tour – non si puo’ non rimanere esterrefatti dalla performance dinamitarda che il trio sta mettendo sul piatto. E’ un corretto altalenare tra passato e presente, con le due ‘Solitary Man’ e Black In Mind’ che si scontrano potentemente con ‘Down’ e ‘Unity’. Victor e Peavy lasciano campo libero ad un Mike Terrana, come al solito trasbordante in un solo che distrugge il drum kit per stessa ammissione del batterista a stelle e striscie! Roboante, spassoso nell’interloquire con l’audience, disponibile è l’esempio di come deve essere una persona che svolge uno dei lavori più invidiati del mondo..Citando la vecchia “volpe” di Bush, Peavy attacca con ‘Set This World On Fire’ per sbarcare in una vecchia baia della propria discografia: quel ‘Sent By The Devil’ cantata anche dai tavolini del locale!

A stupire tocca or ora al Sig. Smolski essere bandiera funambolica del Rage-pensiero spaziando nella sua neoclassica formazione, passando per episodi più modernisti che arrivano all’inizio di ‘Sounchaser’, capitolo che sembra giusto antipasto per altri due classici quali ‘Straight To Hell’ e ‘After The End’. La canzone che dà il nome al super box set nei negozi in questi giorni non poteva certo mancare, ecco quindi – siore e siori – ‘From The Cradle To The Grave’, cadenzata song che porta alla chiusura ufficiale dello show con la concitata ‘Firestorm’. Pochissimi minuti di rifiato e l’intro ‘Orgy Of Destruction’ riecheggia sino al monolitico “excellent!” di Wagner che da fuoco a ‘War Of Worlds’. I Rage non sono intenzionati a mandarci a casa se non con le corde vocali a pezzi grazie all’anthem per eccellenza ‘Higher Than The Sky’!

Fuori fa freddo, ma dopo una serata del genere non senti nemmeno più la temperatura pungente di questo fine novembre… a dir la verità, è duro proprio sentire! (Ma non dovevamo avere i tappi nelle orecchie?)

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