Forgotten Woods – Recensione: Race Of Cain

I Forgotten Woods non sono forse uno dei black metal act norvegesi più conosciuti, ma la nascita della band risale al 1991 e la pubblicazione di due album monumentali per il genere di riferimento (‘As The Wolves Gather’ e ‘The Curse Of Mankind’) li rende di fatto accostabili ai numi tutelari del black tradizionale.

Dopo una serie di vicissitudini che hanno colpito la band e aumentato un tempo di attesa già di per sé lunghissimo, ‘Race Of Cain’ vede la luce undici anni dopo il suo predecessore. Colpisce innanzitutto la veste del prodotto, un booklet curatissimo di ventiquattro pagine in cui ogni illustrazione esula da un contesto black a tutto tondo (copertina compresa), dove il gruppo si presenta senza face-painting né baracconate sceniche di sorta.

L’intro fortemente influenzata dall’industrial lascia supporre una svolta avanguardistica, ma in realtà il disco si rivela subito un nuovo platter di black metal minimale e terrorizzante in cui la tecnica esecutiva è volutamente ridotta all’osso e la registrazione (a volte fin troppo) essenziale. Sporadiche le concessioni alla melodia, solo alcuni rallentamenti in chiave doom e una voce femminile nella “sperimentale” ‘The Principle And The Whip’. Ciò che cattura di più è però il background lirico della band, una filosofia che fa propri concetti estrapolati dal pessimismo e dal nichilismo, con un occhio di riguardo a Nietzsche e a Schopenhauer.

Data la natura underground evitiamo un giudizio numerico, musicalmente il disco potrà colpire una nicchia di pubblico ben distinta, ma restiamo comunque impressionati dalla ricerca lirica dei norvegesi e dalla loro totale distanza da ogni cliché.

Etichetta: ATMF / Masterpiece

Anno: 2007

Tracklist: 01.Race Of Abel (Intro)
02.One Day
03.A Landmine Reprisal
04.Intolerance Is The New Law
05.Jedem Das Seine / Erasing Of The Fucked Majority
06.Here, In The Obsession
07.The Principle And The Whip
08.Nightly Paradise
09.Third Eye (New Creature)

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