Pyogenesis – Recensione: A Kingdom To Disappear

I tedeschi Pyogenesis sono stati degli alfieri di un certo modo di intendere il metal a 360 gradi, rivoluzionando volta per volta il proprio sound a cavallo degli anni ’90 e primi 2000, facendo passare una cesura dal 2002 (anno di pubblicazione di “She Make Me Wish I Had A Gun”) al 2015, quando il quartetto si ripresenta col valido “A Century In The Curse Of Time”: ebbene, sono passati due anni ed  il gruppo capitanato da Flo V. Schwarz (chitarra e voce), coadiuvato da Gizz Butt (chitarra e cori), Malte Brauer (basso e cori) e Jan Räthje (batteria) torna sul mercato sotto la bandiera della AFM Records con questo “A Kingdom To Disappear”.

Sono lontani i tempi del glorioso “Twinaleblood” (1995) ma la verve compositiva è sempre viva in questi nove brani che compongono la nuova fatica del gruppo: un’intro pomposa anticipa “Every Man For Himself… And God Against All”, in bilico fra partiture strumentali e vocals death e più ariose, azzeccatissime come la successiva “I Have Seen My Soul”, pretendente allo scettro di pezzo migliore del nuovo Pyogenesis, figlia di un suono più pesante in grado comunque di aprirsi verso melodie inaspettate nel ritornello. Giri vocali e strumentali -specie nel finale- fanno rimanere impressa la title-track, che anticipa “New Helvetia”, una canzone strutturata in maniera eccelsa e semplice, acustica e con una melodia vocale che coccola ed abbraccia: eclettismo, da sempre bandiera del gruppo, esacerbato anche nelle atmosfere 80’s di “That’s When Everybody Gets Hurt”, fra cori angelici, batterie vintage e un uso dell’ugola retrò ma dannatamente ficcante.

Spiazza l’alternative rock/hardcore molto melodico di “We (1848)”, composizione che torme di ragazzini dotati di baseball caps e figli di tre accordi vorrebbero scrivere almeno una volta nella vita: fresca, melodica e canterina dalla prima all’ultima nota. Piglio più metal (come si evince dal titolo) in “Blaze My Northern Flame”, dalle vocals marcatamente growl che planano su un ritornello contemporaneamente rock, compensato da chitarre più pesanti nel refrain: il finale più ragionato di “Everlasting Pain”, fra arpeggi di chitarra ed intrecci vocali, conduce attraverso momenti carichi di pathos e reprise pregne di brio durante tutta la sua lunghezza che supera i dieci minuti alla fine di questo “A Kingdom To Disappear”

I Pyogenesis sfornano un ottimo album, ben suonato, vario e in grado di resistere all’assalto degli ascolti ripetuti: non male se si considera che siamo nel 2017 e il punto di partenza del gruppo. Non male.

Voto recensore
8
Etichetta: AFM Records

Anno: 2017

Tracklist: 01. Sleep Is Good (Intro) 02. Every Man For Himself… And God Against All 03. I Have Seen My Soul 04. A Kingdom To Disappear ( It’s Too Late) 05. New Helvetia 06. That’s When Everybody Gets Hurt 07. We (1848) 08. Blaze My Northern Flame 09. Everlasting Pain
Sito Web: http://www.pyognesis.com/

0 Comments Unisciti alla conversazione →


Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Login with Facebook:
Login