Phenomena – Recensione: PsychoFantasy

Dopo gli ultimi splendidi album si ha l’impressione che, qualsiasi cosa Glenn Hughes canti in questo periodo, è destinata ad essere intensa ed emozionante. E in effetti il dubbio e la speranza si tramutano in entusiasmante realtà negli episodi che vedono "The Voice Of Rock" al microfono in questa nuova incarnazione dei Phenomena di Tom Galley (il nome sotto cui esce quest’album è esattamente "Tom Galley The Creator Of Phenomena", quasi a precisare il nuovo corso forse meno ricco di guest star ma più compatto). Ma non c’è solo Hughes: oltre a Tony Martin, alla voce ci sono anche Keith Murrell, Lee Small, Matt Morton e Joy Strachan. L’anima musicale, però, è la chitarra di Mel Galley affiancata, fra gli altri, da quella di JJ Marsh, fido compagno della rinascita dello stesso Hughes. Anche questa volta, come nelle tre precedenti uscite a nome "Phenomena", si tratta di un concept album.

Un suono compatto, si diceva, corposo ed heavy, unito ad una produzione perfettamente al passo coi tempi. E proprio per questo si perdonano i (pochi) episodi non riusciti, concentrandosi sulle preziose magie, a partire dall’opener ‘Sunrise’ per passare subito al primo sigillo di sua maestà Hughes, che con ‘Touch My Life’ gioca ispirato sui tasti dell’emozione. E poi grande aggressività nell’ottima ‘Killing For The Thrill’, con un uso suggestivo di cori e tastiere che ci riporta al grande esordio degli Ayreon di Arjen Lucassen. In effetti proprio quella potrebbe essere la pietra di paragone di ‘PsychoFantasy’, anche se in questo caso il suono è decisamente più roccioso e meno progressive. Dopo la parentesi più leggera di ‘So Near So Far’ arriva il turno di Tony Martin per ‘Chemical High’, ovvero un’altra sferzata di energia in puro stile hard rock, proprio come l’ex cantante dei Black Sabbath ci ha abituati. Grande agilità nella successiva ‘Higher’, al microfono ancora una volta Hughes, in una performance che mette i brividi per la sua intensità, e ancora una volta un uso dei cori magistrale. L’inizio quasi sussurrato di ’60 Seconds’, che si avvale della voce femminile di Joy Strachan, è decisamente d’atmosfera; il pezzo ha poi un’efficace virata con l’ingresso di robuste chitarre, ma scade in un ritornello non proprio memorabile. Non funzionano benissimo la martellante ‘Crazy Grooves’. Sia ‘How Do You Feel’ sia ‘All That I Need’, in compenso, nonostante non si attestino su livelli stratosferici, si avvalgono nuovamente di cori – e chorus – emozionanti. Si chiude con la modernissima e dura ‘God Forgives’, epilogo roccioso per un album di grande sostanza e grandissima melodia.

Non c’è che dire: un ottimo ritorno per i Phenomena, un eccellente colpo per Escape, e per noi il piacere di ascoltare ancora volta l’intramontabile Hughes insieme a tanti validissimi compagni d’avventura, in un album di sicuro impatto.

Voto recensore
8
Etichetta: Escape/Frontiers

Anno: 2006

Tracklist: 01. Sunrise
02. Touch My Life
03. Killing For The Thrill
04. So Near So Far
05. Chemical High
06. Higher
07. 60 Seconds
08. Crazy Grooves
09. How Do You Feel?
10. All That I Need
11. God Forgives

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