Pitchshifter – Recensione: PSI

Con un nuovo capitolo della discografia di uno dei gruppi più coraggiosi e innovativi che l’Europa ricordi si riaprono le attese di chi vuole vedere il genere progredire. I Pitchshifter sono finalmente arrivati alla sintesi definitiva (per loro, ma non solo) di heavy rock ed elettronica. Hanno fuso l’una con l’altro, li hanno compattati a partire da quell”Infotainment?’ che si staccava dal discorso industrial continuando con ‘http://www.pitchshifter.com‘ e trovando una piccola battuta d’arresto con ‘Deviant’. Da ‘PSI’ si ricomincia, fornendo per svariati versi un nuovo termine di paragone al confronto del quale non apparire slegati e velleitari. Lo si fa con delle canzoni che riescono a diventare “elettricamente epiche”, splendendo nella luce cromata della propria compattezza: ‘Shutdown’ è un anthem post-cybernetico, ‘My Kind’ una tempesta di beat che si spezzano, il materiale posto in coda (più o meno hidden…) è techno meccanica ma “suonata”, dotata della scioltezza dell’acustico. L’agenda politica rimane fitta e il gruppo non rinuncia all’attitudine, che si cala nella forma con un approccio punk, una parola che i Pitchshifter stessi hanno detto di apprezzare se accostata alla propria ragione sociale… Meno duro del digital hardcore degli Atari Teenage Riot ma evidentemente e fieramente lontano dal circo decadente del nu-metal, ‘PSI’ è naturalmente figlio del proprio tempo, ma ha la sfacciataggine di portarsi un passo avanti: senza stravolgere tutto, ma semplicemente non lasciando ai pretendenti il tempo di pensare o di fermarsi. Mai.

Voto recensore
8
Etichetta: Mayan / Edel

Anno: 2002

Tracklist: Tracklist: Stop Talking (So Loud) / Fight Days / Misdirection / Down / Shutdown / Whatever / Screenshot / We Know / Super-Clean / Slip / Shen-An-Doah

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