Ancient – Recensione: Proxima Centauri

Nulla da eccepire su questa nuova uscita firmata Ancient, ‘Proxima Centaury’ è probabilmente il punto più alto raggiunto da Aphazel nel corso della sua carriera. Dopo qualche lavoro incerto in cui la voglia di sperimentare sembrava non trovare un riscontro nella qualità della proposta, la band italo-norvegese torna sui suoi passi e riprende in gran parte il discorso di ‘The Cainian Chronichle’ sterzando decisamente verso il black metal senza però dimenticare le esperienze di questi anni. Non sarebbe giusto quindi liquidare l’impegno evidenziato riducendo il tutto ad una mera rivisitazione di quanto già detto in passato, in realtà c’è di più. C’è soprattutto una band compattissima in grado di far prendere quota alle composizioni senza grandi esibizioni di tecnica e ci sono una sfilza di canzoni piacevoli, mai ripetitive e classiche al punto giusto. Che abbandonare velleità di avanguardisti abbia giovato alla forza espressiva della band? Non c’è dubbio che, per quello che possiamo ascoltare in quest’opera, la vera dimensione degli Ancient sia questa: black metal venato di melodia e ricco di atmosfera. Nessuna innovazione, ma quando la musica nasce dalla spontaneità i risultati si vedono( e si sentono). Consigliato.

Voto recensore
7
Etichetta: Metal Blade / Audioglobe

Anno: 2001

Tracklist:

Tracklist: A Lurking Treat / Proxima Centaury / The Ancient Horadrim / In The Abyss Of The Cursed Soul / The Witch / Apophis / Satan’s Children / Beyond The Realms Of Insanity / Audrina, My Sweet / On Blackest Wings / Eyes Of The Dead / Incarnatine The Malignant Deity


riccardo.manazza

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Incapace di vivere lontano dalla musica per più di qualche ora è il “vecchio” della compagnia. In redazione fin dal 2000 ha passato più o meno tutta la sua vita ad ascoltare metal, cominciando negli anni ottanta e scoprendo solo di recente di essere tanto fuori moda da essere definito old school. Il commento più comune alle sue idee musicali è “sei il solito metallaro del cxxxo”, ma d'altronde quando si nasce in piena notte durante una tempesta di fulmini, il destino appare segnato sin dai primi minuti di vita. Tra i quesiti esistenziali che lo affliggono i più comuni sono il chiedersi il perché le band che non sanno scrivere canzoni si ostinino ad autodefinirsi prog o avant-qualcosa, e il come sia possibile che non sia ancora stato creato un culto ufficiale dei Mercyful Fate.

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