Protest The Hero – Recensione: Palimpsest

Recensire un album come Palimpsest, così ricco di dettagli, non è semplice, e non lo è nemmeno ascoltarlo “in modo superficiale”. L’ultimo lavoro della band canadese è davvero qualcosa di complesso e affascinante allo stesso tempo. L’impegno impiegato per curare ogni minimo dettaglio è grandioso e il risultato lo è ancora di più. Come gli stessi Rody Walker, vocalist, e Luke Hoskin, chitarrista, hanno affermato, Palimpsest è frutto di un lavoro lungo, stancante e meticoloso. Questo è dovuto ad una serie di problemi a cui i nostri hanno dovuto far fronte. Infatti, oltre alle numerose posticipazioni per la scrittura e la registrazione dell’album, ci sono state anche difficoltà personali all’interno della band, come ad esempio la gravidanza della moglie di Walker, che lo ha costretto ad improvvisare uno studio nel seminterrato, o la perdita della voce di quest’ultimo l’ultimo tour. Il frontman ha dovuto infatti affrontare una vera e propria riabilitazione per tornare in forma.

Ciò che è nato però da queste situazioni alquanto scomode, è, come suddetto, qualcosa di fenomenale. All’interno dell’album ogni brano è degno di nota. L’atmosfera generale è energica e carica di adrenalina. Si potrebbe dire che quello proposto dai Protest The Hero sia un perfetto connubio tra la spensieratezza del Punk Rock, la ricca complessità del Progressive e, in alcuni casi, l’aggressività del Metalcore. Questo lo capiamo già dalla prima meravigliosa traccia, “The Migrant Mother”. L’album prosegue con “The Canary”, brano ispirato dall’avventura di Amelia Earhart, pioniera dell’aviazione americana e prima donna ad aver attraversato l’Oceano Atlantico da sola. Numerosi sono anche gli interludi strumentali presenti, ben tre, indescrivibili e di una bellezza infinita, che spezzano la spinta generale dell’album con malinconia suggestiva. Molto interessante è “All Hands”, un brano dall’animo forte e imprudente, che entrerà facilmente nella testa dell’ascoltatore. Inutile dire quanto siano progressivi e destrutturati i riff di chitarra, assurdamente ipnotici, seguiti da una batteria veloce e ruggente. L’apice della “pazzia” musicale la raggiungiamo con “The Fireside”, un vortice di una rapidità incredibile, non solo musicale, perché anche Rody Walker qui dà il meglio di sé. Il tiro resta alto per tutto l’album, interrotto solo ed esclusivamente dagli interludi. Una carica enorme in ogni singola traccia dell’album.

I Protest The Hero tornano a testa alta, proponendoci un album di tutto rispetto, ben scritto, ben studiato e ben registrato. Un lavoro eccellente per la band di Ontario, quasi indescrivibile, come detto anche prima. Palimpsest verrà sicuramente apprezzato dai fan della band, che è riuscita in questa difficile impresa nonostante le mille fatiche e i numerosi ostacoli, portandosi a casa sì l’album più impegnativo, ma anche uno dei migliori nella loro discografia, senza alcun dubbio.

 

Etichetta: Spinefarm Records

Anno: 2020

Tracklist: 01. The Migrant Mother 02. The Canary 03. From The Sky 04. Harborside – Interlude 05. All Hands 06. The Fireside 07. Soliloquy 08- Reverie 09. Little Snakes 10. Mountainside – Interlude 11. Gardenias 12. Hillside – Interlude 13. Rivet

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